Il poker è un gioco estremamente complesso. Per aiutarti ad avere successo, abbiamo creato una lista di segreti del Texas Hold'em da tenere presente quando studi o quando giochi, soprattutto se sei un principiante.
Queste linee guida ti aiuteranno nelle varie sfaccettature del gioco, con consigli sui termini basilari del poker, come i nomi delle posizioni, e sui fondamenti di strategia.
Ecco, senza ulteriori indugi, i 6 trucchi essenziali per migliorare il tuo gioco:
Prima di tutto, non puoi giocare bene a poker se non conosci le mani. Come descritto in questo articolo con utili grafici, esistono dieci diversi valori di mani nel Texas Hold'em.
Nota: nella maggior parte dei giochi devi realizzare la MIGLIORE mano di 5 carte, tranne in alcune varianti di poker dove devi fare la mano più bassa. In queste varianti, scale e colori non pesano a tuo sfavore.
Nota anche che, in giochi particolari come Short Deck, in cui vengono rimosse le carte dal 2 al 5, la gerarchia delle mani è leggermente diversa.
Per completare un colore con un mazzo di 36 carte ci sono solo 9 outs. Quindi, in questo caso i colori valgono di più dei full!
#2: Gergo pokeristico
Quando hai iniziato a giocare a poker, ti sarà sembrato di sentire parlare una lingua straniera!
Flop
Check-Raise
Double Barrel
Pot Odds
Equity
Per questo, spesso può essere difficile capire da dove iniziare.
Le mani non nascono tutte uguali. A seconda di dove sei seduto, il tuo tasso di vincita e le mani che dovresti giocare varieranno drammaticamente.
Tutti i nomi di posizione sono relativi a dove si trova il BOTTONE DEL DEALER in una mano (nota che il button si sposta di una posizione a sinistra al termine di ogni mano).
Ecco i nomi delle posizioni al tavolo per un tipico tavolo short-handed/6-max:
Small Blind (SB)
Big Blind (BB)
Under-The-Gun (UTG) / Lojack (LJ)
Hijack (HJ)
Cutoff (CO)
Button (BTN)
Le posizioni variano leggermente se giochi a un tavolo full-ring con 9 o 10 giocatori. Ci saranno più giocatori in “early position” (immediatamente a sinistra del big blind). Ma tipicamente, queste posizioni non hanno nomi stravaganti.
Nome delle posizioni al tavolo da poker
La prima posizione dopo i blind sarà indicata sempre come Under-The-Gun. Ma, oltre a questo, le due posizioni seguenti possono essere indicate nel modo seguente (di nuovo, a seconda del numero totale di posizioni/giocatori):
UTG+1 (Under-the-Gun più 1)
EP1, EP2, etc. (“Early position” –
sinonimo per UTG e per le posizioni seguenti)
MP1, MP2 etc. (“Middle position” – dopo early position, di solito terminano con il Lojack
#4: Mani iniziali
All’inizio, molti giocatori non guadagnano perché giocano troppe mani iniziali. Nel 6max, avranno probabilmente un VPIP(acronimo di voluntarily-put-money-in-pot) di circa il 40%.
Giocano QUALSIASI Asso da QUALSIASI posizione. Ebbene sì: se hanno A2o in posizione di UTG, lo giocano! Ciò detto, anche imparare dai propri errori fa parte del gioco!
Sapere quali mani giocare è un requisito necessario. Essere nel button (o il più possibile alla sua destra) ti darà un vantaggio posizionale in post-flop.
Vedrai infatti come giocano prima di te tutti i tuoi avversari.
Quindi dal button puoi permetterti di giocare più mani.
Più sei out of position (Under-The-Gun), meno mani devi giocare. Questa strategia compenserà la maggiore probabilità di trovarti out-of-position in post-flop.
Abbiamo creato un grafico unico che ti aiuterà a capire quali mani dovresti giocare da quale posizione in una tipica partita 6-max:
Grafico di mani iniziali nel 6-Max
Questo grafico mostra quali mani giocare per ogni posizione (se nessun giocatore è entrato nel piatto prima di te). Dovresti “aprire” con un rilancio di 2,5bb!
UTG ha il range più ridotto perché è il più lontano dal button.
Dall’HJ, aprirai con lo stesso range di UTG aggiungendo le mani in rosa; e così via per ogni altra posizione.
Ricorda che questo grafico è solo la punta dell’iceberg. Puoi studiare altri grafici per posizione, tra cui quelli che mostrano:
Raise-First In (RFI) per vari importi (ad es., 2bb, 2,25bb, 3bb, ecc.).
Vs. RFI: quali mani chiamare, passare e 3bettre dopo che un altro giocatore ha già rilanciato.
#5: Il modo semplice di giocare post-flop
Ottimo! Allora si possono usare i grafici per sapere che mani giocare dalle varie posizioni.
E poi? Cosa fai dopo il flop?
In generale, dopo il flop dovresti suddividere le tue mani in quattro categorie.
Strong monster
Mani medie
Progetti
Trash
I particolari di ogni scenario dipenderanno dalla situazione.
Ma, in generale, in questi scenari dovresti comportarti come segue:
1 e 3: punta/rilancia le tue mani forti/monster (di solito top pair/top kicker (TPTK) o più alte) e progetti.
2 e 4: adotta un gioco più passivo con le categorie di mani 2 e 4. Check/vedi le tue mani di forza media. Check/folda le tue mani trash che non centrano il flop.
Questa strategia rappresenta un modo MOLTO semplificato di avvicinarsi al gioco post-flop. Bisognerebbe infatti fare vari ragionamenti. Ma se sei un principiante, questa guida ti aiuterà a cogliere l’essenza di come procedere in post-flop.
#6: Il trucco definitivo: grafico bonus
Ci sono due maniere con cui puoi avvicinarti al poker:
Game-Theory Optimal (GTO): adotti uno stile di poker unexploitable e guadagni solo dagli errori dei tuoi avversari.
Exploitable: devii dalla GTO e punti a massimizzare ulteriormente i tuoi guadagni. Nelle tue decisioni, devi prendere di mira le tendenze exploitable dei tuoi avversari.
In generale, dovresti studiare la GTO lontano dal tavolo.
Cerca di implementare queste strategie contro giocatori bravi. Gioca in modo exploitable per massimizzare le tue vincite contro avversari più deboli.
GTO contro strategia exploitive
Ecco l’articolo DEFINITIVO sui 20 grafici che devi conoscere.
Per aiutarti a padroneggiare il tuo gioco e iniziare a vincere alla grande al tavolo!
C’è tutto: dai calcoli di tipo matematico al sistema di bankroll management, al value-to-bluff.
Il poker è un gioco complicato perché non esistono due mani uguali.
Piccole sfumature da una mano alla successiva possono fare una grandissima differenza.
Come giocare e approcciare la mano in corso
Carte coperte
Carte comuni
Posizioni
Tendenze dei giocatori, e posizione di alcuni avversari rispetto alla tua
Grandezza dello stack
E siamo solo all’inizio...!
Assicurati quindi di sviluppare una base solida per il TUO modo di giocare. Studia e usa i grafici e i trucchi di questo articolo per migliorare il tuo gioco.
Matthew Cluff è un giocatore di poker specializzato nelle partite 6-Max No Limit Hold’em. Inoltre si occupa regolarmente di contenuti di poker online per vari siti.
La stagione del poker professionistico è scandita da un costante avvicendarsi di tornei di vario livello, molti dei quali sono in grado di catturare l’interesse dell’élite del gioco. Se si vuole tuttavia restringere il campo a una sola, grande competizione, il pensiero corre spontaneo all’evento per antonomasia di questo genere: le World Series of Poker (WSOP). L’attesa spasmodica che accompagna gli appassionati verso quest’annuale ricorrenza non trova eguali all’interno del mondo delle carte e dei casinò. La manifestazione pokeristica più seguito in assoluto non poteva che trovare il proprio habitat naturale a Las Vegas, la capitale mondiale dell’intrattenimento. Occorre però ricordare come da qualche anno a questa parte vengano organizzate delle vere e proprie espansioni in altre zone del mondo: nel 2007, infatti, hanno preso il via le World Series of Poker Europe, inizialmente ospitate a Londra, per poi cambiare sede nel corso delle varie edizioni. L’evento del 2022 tornerà a fare tappa per la quinta volta consecutiva al King’s Casino di Rozvadov, in Repubblica Ceca, dal 12 ottobre al 3 novembre. Nel 2013 hanno invece visto la luce le World Series of Poker Asia Pacific, disputate a Melbourne nelle prime e fin qui uniche due edizioni, mentre nel 2015 hanno fatto il proprio debutto le WSOP International Circuit Series (a distanza di 10 anni dal lancio del Circuito delle World Series of Poker): si tratta di una serie di tornei organizzati in vari casinò in giro per il mondo, con diverse tappe e tornei preliminari che culminano nel torneo dei campioni, ultimo appuntamento del Circuito nell’anno solare.
L’evento che però più di ogni altro stuzzica i sogni e le aspirazioni dei poker pro rimane la rassegna di tornei organizzati a Las Vegas nell’arco di un mese e mezzo: è qui che gran parte delle leggende del gioco ha raggiunto l’apice e la consacrazione della propria carriera, aggiudicandosi almeno uno dei proverbiali braccialetti targati WSOP. La principale attrazione è certamente rappresentata dal torneo $10.000 No-Limit Hold’em, altrimenti noto come “Main Event”, il cui detentore viene ufficiosamente insignito del titolo di campione del mondo di poker. Sebbene il Texas Hold’em occupi indubbiamente un ruolo di spicco all’interno delle World Series of Poker, non mancano tornei legati ad altre varianti del gioco, quali l’Omaha Hi-Lo, il Seven Card Stud e l’H.O.R.S.E. (un particolare mixed game adatto ai giocatori più versatili, i quali si devono cimentare in incontri di Hold’em, Omaha, Razz, Seven Card Stud e 7 Card Stud Hi-Lo).
L’edizione del 2022, che si terrà dal 31 maggio al 20 luglio, presenterà un’importante novità rispetto al recente passato: dopo 17 anni di ospitalità ininterrotta al Rio All-Suite Hotel & Casino, infatti, le WSOP emigreranno per la prima volta alla Strip, dove saranno il Bally’s (destinato a diventare il nuovo Horseshoe) e il Paris Las Vegas Hotel & Casino ad avere l’onore e l’onere di accogliere il gotha del poker mondiale. Per certi versi sarà un ritorno alle origini per la manifestazione, la cui culla è stata per lungo tempo rappresentata dal vecchio e storico Binion’s Horseshoe, inaugurato nel 1951 e operante sotto questo nome fino al 2005.
Al di là della questione legata alle sedi, le World Series of Poker hanno dovuto affrontare vari importanti cambiamenti nel corso degli anni, e non sono certo mancati momenti di grande impatto che ne hanno forgiato la celebre storia. Ripercorriamo insieme le tappe di crescita ed evoluzione dell’evento più importante del panorama pokeristico.
Non tutti sanno che la genesi delle WSOP va individuata ben prima della nascita ufficiale della manifestazione, datata al 1970. Già nel 1949, infatti, si muovono i primi passi nella giusta direzione su impulso del grande giocatore d’azzardo Nicholas Dandolos, noto anche col soprannome di “Nick the Greek”. Questi chiede a Benny Binion (futuro proprietario del summenzionato Binion’s Horseshoe) di poter organizzare una maratona ad alti stake con il leggendario Johnny Moss, una delle massime figure di riferimento sulla scena del poker statunitense. Con grande intuito e spirito pioneristico, Binion acconsente alla richiesta, a condizione che la visione della sfida sia aperta al pubblico. Ne viene fuori uno dei testa a testa più avvincenti e suggestivi della storia del gioco, con i due che decidono di spaziare tra varie forme di poker e lottano senza esclusione di colpi per l’incredibile durata di cinque mesi, concedendosi ben poche pause oltre a quelle fisiologiche per recuperare il sonno tra una sessione e l’altra. Il grande duello vede la vittoria finale di Moss, che si aggiudica una somma compresa tra i 2 e i 4 milioni di dollari. Dopo aver perso l’ultimo, fatidico pot, Dandos si alza dalla sedia e rende onore al vincitore con un lieve inchino, proferendo le celebri parole: “Signor Moss, la devo lasciar andare”. Il povero Nick, distrutto dalla stanchezza ancor prima che dalla sanguinosa sconfitta, si dirige subito a letto prima di sprofondare in un lungo sonno amaro.
L’interminabile sfida tra i due protagonisti va ben al di là del semplice valore agonistico incarnato: Binion non può fare a meno di notare il grande afflusso di appassionati che decide di assistere dal vivo allo storico evento nel corso di quei mesi. All’epoca la popolarità del poker non è certamente paragonabile a quella dei giorni nostri e la significativa partecipazione del pubblico rappresenta qualcosa di inedito per quei tempi ormai lontani. Benny prende subito nota di quanto osservato, pur senza prendere altre iniziative concrete nel breve periodo.
Bisogna arrivare al 1970 affinché l’imprenditore statunitense compia il grande passo, destinato a rivoluzionare la storia dei tornei di poker. L’abbrivio per questa epocale decisione è probabilmente rappresentato dalla “Texas Gamblers Reunion”, un evento organizzato l’anno prima a Reno (altra località del Nevada) da Tom Moore e Vic Vickrey, che invitarono alcuni dei più grandi esponenti del gioco, tra cui si segnalano Doyle Brunson, il già citato Moss e Crandell Addington: quest’ultimo, oltre ad aggiudicarsi la manifestazione, sarà anche uno dei padri fondatori delle World Series of Poker. Per rendere un’immagine più precisa del contesto in cui nascono le WSOP, basti ricordare che in quegli anni, per quanto sia ora difficile da credere, non si arrivava nemmeno a 50 tavoli da poker in tutta la città di Las Vegas. Binion, ormai convinto degli step da seguire, organizza un nuovo incontro ad alti livelli nel proprio Horseshoe: è la prima edizione ufficiale del prestigiosissimo evento, ideato per assegnare l’ambito titolo di campione del mondo. Nel 1970 sono presenti solo una trentina di giocatori, tutti riuniti in un’angusta poker room improvvisata. Come spesso accade in questi casi, nessuno in quei giorni si rende conto di star vivendo e scrivendo un’importante pagina di storia. Si registra un interesse piuttosto scarso da parte del pubblico e della stampa: al di fuori di Las Vegas sono in pochi a seguire l’esito della manifestazione, a dispetto della dimensione “mondiale” rivendicata dagli organizzatori. Vengono disputati cinque tornei con altrettante diverse varianti di poker: 5 Card Stud, Deuce to Seven Lowball, Razz, Seven Card Stud e l’immancabile Texas Hold’em. Contrariamente a quanto avverrà in futuro, il vincitore della prima edizione non viene nominato in base al mero risultato delle partite, bensì secondo un criterio democratico, fondato sul voto dei giocatori partecipanti. Pur senza aggiudicarsi alcuno dei singoli tornei, è Johnny Moss ad avere la meglio, esattamente come nell’evento antesignano di 21 anni prima. A differenza di allora, tuttavia, il grande campione di poker deve questa volta accontentarsi di una semplice coppa d’argento, rimanendo a bocca asciutta dal punto di vista prettamente economico (soltanto l’anno dopo verranno introdotti i montepremi).
Binion coglie la necessità di apportare qualche cambiamento per accrescere la popolarità delle WSOP. Nel 1971 viene così organizzato un evento freezeout, che prevede l’eliminazione sistematica dei vari giocatori finché l’ultimo rimasto non conquista tutte le fiches residue. Si sfidano sette diversi partecipanti, ognuno dei quali è chiamato a versare 5.000$ per l’iscrizione. Il premio netto di 30.000$ finisce nelle mani di Moss, che conferma il titolo dell’anno precedente, raccogliendo questa volta i frutti della propria imbattibilità. La vera svolta dal punto di vista mediatico arriva però nel 1972, con la sorprendente vittoria di Thomas “Amarillo Slim” Preston, che a seguito del successo conquistato al tavolo verde decide di pubblicizzare al massimo il risultato conseguito, organizzando un tour promozionale e ampliando sensibilmente la base di fan negli Stati Uniti. Amarillo diventa il più grande ambasciatore vivente di poker, facendo la propria comparsa in vari film e dando alle stampe un libro di grande successo.
Nel 1973 le WSOP compiono un altro importante passo grazie al crescente seguito tra gli appassionati: per la prima volta l’evento viene trasmesso in televisione, tramite le riprese di CBS Sports. Da segnalare inoltre l’aggiunta di quattro eventi preliminari costituiti dal Seven Card Stud, il Razz, il Deuce-to-seven Draw e un No-Limit Hold’em dal buy-in più basso. La vittoria va a Puggy Pearson, mentre l’anno successivo Johnny Moss si aggiudica il terzo titolo personale. Resta inoltre memorabile la doppietta della leggenda del poker Doyle Brunson tra il 1976 e il 1977: i suoi successi vengono resi immortali dalle circostanze pressoché irripetibili. In entrambe le occasioni, infatti, Doyle ha la meglio nel testa a testa finale grazie alla realizzazione di un full a partire da una mano composta da 10-2 (che da quel momento in poi assumerà il soprannome di “Doyle Brunson hand”).
Il 1978 è caratterizzato da un’ulteriore svolta nella storia delle World Series of Poker: contrariamente a quanto previsto nelle edizioni precedenti, il montepremi del Main Event viene ora suddiviso tra più giocatori (all’epoca si tratta dei primi cinque classificati). Si registra anche la prima storica partecipazione di una giocatrice: si tratta di Barbara Freer, che l’anno successivo porterà a casa un braccialetto WSOP (nel $400 Ladies - Limit 7 Card Stud). Il Main Event del 1979 viene ricordato inoltre per la clamorosa vittoria di Hal Fowler, il primo dilettante capace di incoronarsi campione del mondo, scioccando l’élite mondiale del poker. L’impresa di Fowler ispirerà molti altri amatori, persuasi a dirigersi in “pellegrinaggio” a Las Vegas per tentare di emulare le gesta del proprio idolo.
Se si pensa agli anni ’80 è impossibile non menzionare Stu Ungar, campione dell’evento principale nel 1980 e 1981 (prima di ottenere un terzo titolo nel 1997). Grazie alla sua personalità e aura accattivante, il fuoriclasse di New York contribuisce a una maggior popolarizzazione del poker: all’epoca si registrano milioni di telespettatori per le WSOP. Nel 1982 viene ampliato il ventaglio di tornei disputati, che arrivano ad essere 13 (di cui 11 preliminari) per un montepremi totale di 2,6 milioni di dollari.
Nella stessa decade si verifica anche il passaggio di consegne tra Benny Binion e il figlio Jack, che assume gran parte degli incarichi quotidiani legati alla gestione del casinò. Il direttore del torneo Eric Drache, ideatore della Poker Hall of Fame in collaborazione con lo stesso Jack, escogita una delle idee più riuscite nella storia delle World Series of Poker: a lui si deve infatti la nascita dei tornei satellite, decisiva per l’allargamento della base di partecipanti qualificati per il prestigioso evento. Per rendere le proporzioni della portata rivoluzionaria di tale progetto, basti ricordare che dal 1982 al 1987 il numero dei giocatori passa da 52 a 2.141! Alla fine degli anni ’80 l’Horseshoe Casino non è più in grado di ospitare la totalità degli aspiranti campioni, ragion per cui diventa necessario fare ricorso al supporto di strutture adiacenti come il Golden Nugget e il Four Queens. La famiglia Binion sceglie infine di rilevare il vicino Mint Casino, potendo così aprire una sala espressamente adibita agli incontri di poker.
Il giorno di Natale del 1989 è segnato dal lutto della scomparsa di Benny Binion. Il triste evento, tuttavia, non ferma la crescita delle World Series of Poker. Nel 1990 si registra il primo titolo iridato di un giocatore straniero: a vincere è l’iraniano Mansour Matloubi, che conferma l’allargamento su scala mondiale dell’attrattiva esercitata dall’evento. Il 1995 rappresenta l’anno del primo storico successo per un italiano, con la vittoria di Valter Farina nel $1.500 Limit Seven Card Stud. Alcuni dei premi assegnati sul finire del millennio assumono per la prima volta proporzioni a sei zeri. Proprio quando l’evento sembra poter continuare a cavalcare l’onda del successo (con l’Horseshoe che torna ad avere problemi di capienza per i poker pro), iniziano ad addensarsi le prime vere nubi sul destino degli organizzatori. A causa di dispute interne alla famiglia Binion, che avranno come conseguenza l’estromissione di Jack dalle questioni relative alle WSOP, molti giocatori di grande rilievo boicottano la manifestazione tra il 1999 e il 2002. L’attenzione del pubblico comincia a rivolgersi sempre di più verso il circuito parallelo del World Poker Tour. A salvare le sorti delle World Series of Poker interviene la straordinaria cavalcata di Chris Moneymaker, che nel 2003, alla sua prima partecipazione a un torneo dal vivo, conquista il Main Event contro ogni pronostico. Questo risultato segna un importante spartiacque nella storia del poker: i giocatori professionisti diventano delle vere e proprie celebrità e in giro per il mondo si crea un movimento di nuovi appassionati, spinti dal sogno di bissare la favola di Moneymaker. Da quel momento, infatti, saranno in molti a iscriversi alle WSOP, pur senza avere particolari esperienze alle spalle.
Nel 2004 la Harrah’s Entertainment acquisisce l’Horseshoe e i relativi diritti delle World Series of Poker. L’evento, come accennato in precedenza, si trasferisce così al Rio All-Suite Hotel & Casino. La nuova struttura garantisce spazi più ampi per l’organizzazione della manifestazione, che ne trae benefici in termini di partecipazione e di montepremi. Cresce di pari passo la varietà di tornei, che nel 2006 arriva a contare ben 45 diversi eventi per altrettanti braccialetti. Il Main Event di quell’edizione vede la vittoria di Jamie Gold (cognome piuttosto evocativo), che sbaragliando la concorrenza di 8.772 avversari porta a casa la straordinaria somma di 12 milioni di dollari: la più alta nella storia del torneo.
Gli anni 2000 vedono anche una grande ascesa dei giocatori italiani: vale la pena di menzionare i quattro braccialetti conquistati da Max Pescatori, così come i successi di Dario Alioto, Rocco Palumbo e Davide Suriano (rispettivamente nel Pot Limit Omaha, nel $1.000 No Limit Hold’em e nel $10.000 Heads Up No Limit Hold’em), oltre all’eccezionale secondo posto raggiunto da Dario Sammartino nel Main Event del 2019 (il miglior risultato di sempre per un italiano nel torneo principale).
Sebbene si sia in buona parte esaurito l’effetto travolgente dovuto alla febbre del poker a inizio ventunesimo secolo, è fuor di dubbio che le WSOP godano ancora di grande popolarità. Solo il tempo ce ne rivelerà le sorti nell’immediato futuro: non possiamo che guardare con grande curiosità alla prima edizione organizzata nel cuore della Strip. Chi sarà il nuovo campione del mondo?
Ce n’eravamo già occupati en passant, in una rassegna delle strutture da gioco che offrono la possibilità di giocare a poker dal vivo in Italia. All’epoca avevamo dovuto constatare come i casinò presenti nel Belpaese si fossero ridotti a tre (Venezia, Sanremo e Saint-Vincent) dopo la fine del sogno di Campione d’Italia, dovuta a un dissesto finanziario che aveva portato al momentaneo patatrac nell’estate del 2018. Lo scorso 26 gennaio ha segnato la fine della lunga e trepidante attesa: gli appassionati di poker tornano così ad avere una possibilità in più per cimentarsi nel proprio gioco preferito dal vivo.
La chiusura degli ultimi anni, tuttavia, rappresenta soltanto una delle varie difficoltà che il casinò di Campione è stato costretto ad affrontare nel corso della propria storia: ripercorriamo insieme le tappe cronologiche di quello che, per dimensioni, rappresenta la più grande sala da gioco nel continente europeo.
Storia
Il primo Casinò Municipale di Campione d’Italia, situato nell’omonima exclave in territorio svizzero, sulla costa orientale del lago di Lugano, nasce in uno dei periodi più bui e tormentati nella storia contemporanea: è il 1917, siamo nel pieno della Prima Guerra Mondiale, e la celebre sala da gioco viene fondata allo scopo di mascherare un’attività di spionaggio contro il consolato austro-ungarico a Zurigo, sospettato di favorire l’ingresso clandestino di attentatori in Italia. La posizione e le condizioni ambientali appaiono piuttosto propizie per l’intelligence: l’extraterritorialità e l’atmosfera frivola di Campione rappresentano il clima ideale per gli incontri dell’alta borghesia e per l’acquisizione di informazioni particolarmente preziose. La struttura originaria viene progettata da Amerigo Marazzi, mentre le decorazioni interne sono opera del pittore Girolamo Romeo. Sono presenti due ingressi, uno dei quali volto ad accogliere gli avventori che giungono in barca dalle acque del lago. All’interno delle sale da gioco e del ristorante sembra di rivivere gli anni della “Belle Époque”, ormai spazzati via dal conflitto mondiale. Il 19 luglio 1919, dopo due anni di attività e a guerra ormai abbondantemente conclusa, si registra la prima chiusura del casinò, che riapre il 2 marzo 1933, decretando un’attesa decisamente più lunga di quella vissuta in epoca recente.
Anche nel corso della seconda guerra mondiale il casinò di Campione d’Italia viene utilizzato per le attività dei servizi segreti: con l’Italia divisa in due a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, l’exclave rappresenta un territorio ideale per offrire all’intelligence anglo-americana la possibilità di operare contro le forze occupanti tedesche e la connessa Repubblica di Salò, salvaguardando al contempo la tradizionale neutralità svizzera. Occorre ricordare che il municipio di Campione è fedele al governo di Badoglio e agli Alleati (nonostante la relativa vicinanza della Repubblica Sociale Italiana), potendo contestualmente trarre vantaggio dalla location perfettamente immersa nel territorio elvetico.
La quasi nonagenaria storia del casinò di Campione d’Italia (che senza le due chiusure fin qui menzionate avrebbe già potuto festeggiare il centenario) prosegue nel corso degli anni all’insegna di eventi legati al mondo dello spettacolo, della cultura (si segnala l’organizzazione di premi di giornalismo o affini) e, ovviamente, ai classici giochi d’azzardo e di poker. Il 9 maggio 2007 il casinò cambia pelle, trasferendosi nella nuova sede ideata dall’architetto Mario Botta e costruita negli spazi adiacenti al vecchio edificio: la struttura, che con i suoi 55.000 metri quadri rappresenta la casa da gioco più estesa d’Europa, è composta da ben nove piani, rivestiti in pregiata Pietra Dorata. Il cuore del casinò è costituito da una fitta rete di tavoli e slot, mentre di notte il complesso cattura l’attenzione dei passanti sulle sponde del lago grazie al sistema d’illuminazione esterno dal caratteristico colore rosso. Nel maggio del 2017 viene festeggiato il decennale del nuovo edificio: per l’occasione viene organizzato un evento a suon di pop, rock e disco music, con la partecipazione di vari VIP e artisti, suggellata dal discorso dell’allora sindaco Marita Piccaluga.
L’anno successivo, però, cala un nuovo periodo di buio nella storia del casinò: la struttura, da sempre uno dei simboli di Campione d’Italia, soprattutto dal punto di vista economico, è infatti costretta a chiudere i battenti a causa di una miope gestione finanziaria che porta al tracollo definitivo nell’estate del 2018: a nulla valgono i precedenti numeri da record che, a livello d’incassi, vedevano la casa da gioco al secondo posto in Europa, con un fatturato di oltre 90 milioni di euro l’anno. La gestione del casinò viene affidata ai curatori fallimentari, con gli ormai ex habitué che non perdono la speranza di poter tornare nella loro struttura preferita. Alcuni di loro rinunciano ad andare a giocare altrove, mentre molti si vedono costretti a dirigersi verso le vicine città di Mendrisio e Lugano per non perdere la possibilità di sedersi ai tavoli e alle slot dal vivo. Nel dicembre del 2020 arriva un’importante svolta, con la Corte di Cassazione che revoca la sentenza di fallimento pronunciata due anni prima dal Tribunale di Como. Si giunge così a un concordato, che culmina con la riapertura del casinò e l’assunzione di una parte dei vecchi dipendenti all’inizio del 2022, a 1279 giorni di distanza dall’ultimo stop. La fine di un travaglio, l’alba di un nuovo inizio.
Il casinò oggi
La struttura si articola in tre grandi volumi, con ampi spazi e ambienti curati fin nei minimi dettagli. La grande varietà di giochi disponibili nelle sale preposte ci riporta ai fasti del passato. Gli amanti dei casinò troveranno pane per i loro denti con la classica roulette francese (composta da 37 caselle numerate) e l’applicazione della regola “en prison”; è inoltre presente la variante della “fair roulette”, caratterizzata da una maggior velocità di gioco. I più “vintage” avranno piacere nello scoprire la presenza del trente-quarante, uno dei giochi di carte più antichi al mondo, databile alla fine del XIV secolo. Non manca neppure il baccarà, disponibile nella versione “chemin de fer” e “punto banco”. Al grande catalogo si aggiunge il sempreverde blackjack, che a Campione d’Italia prevede l’utilizzo di un sabot (senza shuffle) con 6 mazzi di carte. Chiunque lo desideri può cimentarsi nella variante “free bet”, che consente il raddoppio e lo split delle carte a costo zero. Al primo e al secondo piano del casinò si viene sopraffatti dall’immensa gamma di 650 slot machines, composta da video slot, video poker, multigame e roulette elettroniche di ultima generazione (accanto a quelle tradizionali), con vari jackpot progressivi a disposizione dei giocatori. Il piatto forte per i lettori del nostro blog è certamente rappresentato dai tavoli di poker: qui ci si può unire alle immancabili partite di Ultimate Texas Hold’em, con la possibilità di partecipare al jackpot progressivo; chi preferisce qualcosa di diverso potrà essere tentato dal Russian Poker: si tratta di una versione molto simile a quella Caribbean, con un numero massimo di quattro giocatori per tavolo. Appaiono interessanti le dichiarazioni dell’amministratore delegato Marco Ambrosini, che ha esternato l’aspirazione di poter offrire in futuro la più grande poker room in Europa. Il casinò non propone soltanto sale da gioco: è infatti prevista la possibilità di ospitare grandi eventi di musica, spettacolo, sport, congressi o convention aziendali. Al nono e ultimo piano della struttura si accede al grande salone delle feste, costituita da una music hall all’avanguardia, impreziosita da una splendida veduta sul lago; qui possono essere ospitate fino a 600 persone. Al settimo piano si può prendere una bella boccata d’aria fresca sulla splendida terrazza a effetti speciali. Per mantenere invece un maggior contatto con le sale da gioco, senza però rinunciare a un rapido spuntino rinfrancante, è possibile fare una visita allo snack bar, situato al secondo piano e aperto anche a cena. Il casinò è aperto tutta la settimana da mezzogiorno fino a notte fonda. Il dress code non è particolarmente restrittivo: è sufficiente presentarsi con un abbigliamento informale e decoroso per non avere problemi all’ingresso.
Se mai ci potessero essere dei dubbi, gli ultimi anni hanno dimostrato in maniera lampante l’importanza del casinò di Campione d’Italia per l’economia locale. È difatti innegabile che buona parte dell’afflusso turistico sia guidato dal desiderio di poter tentare la fortuna dal vivo: non a caso il dissesto finanziario del 2018 ha colpito direttamente anche le casse comunali, portando all’esubero di oltre l’80% dei dipendenti pubblici. C’è più di una buona ragione per auspicare una nuova lunga vita a una sala da gioco di grande tradizione, capace di tenere testa alla concorrenza delle analoghe strutture nella limitrofa Svizzera italofona.
L’hijack è la seconda posizione a destra del bottone. L’ordine dei posti è pertanto il seguente: button, cutoff e hijack. Quest’ultima viene talvolta indicata come “posizione centrale” in un incontro a sei giocatori.
Come conviene giocare dall’hijack?
L’hijack non è considerata una buona posizione da cui provare a fare steal, diversamente dal button e dal cutoff. Ne consegue la necessità di entrare nel pot con un forte range di mani a disposizione. Detto questo, l’hijack può talvolta ottenere la possibilità di giocare un range più ampio, soprattutto se gli avversari in posizione di button e cutoff sono piuttosto tight e propensi a fold frequenti contro gli open-raise dell’hijack.
Da cosa deriva il nome “hijack”?
L’hijack prende il nome dalla possibilità di “sabotare” (in inglese per l’appunto ‘hijack’) i potenziali tentativi di steal del button e del cutoff tramite un open-raise. Il button e il cutoff potrebbero essere quindi indotti a passare alcune delle mani con cui avevano intenzione di “rubare”. Tale scenario si verifica soprattutto se gli avversari nelle due suddette posizioni hanno uno stile piuttosto tight e incline a foldare, concedendo all’hijack la chance di giocare in posizione contro i bui.
Si può fare steal in posizione di hijack?
Dall’hijack avrete talvolta la possibilità di fare open-raise con un range più ampio, soprattutto se il button e il cutoff amano foldare nel pre-flop. Tuttavia, conviene di norma entrare nel pot con un range ristretto. Se l’hijack gioca in maniera troppo loose, rischia di mettersi nei guai, dal momento che il button e il cutoff possono sfruttare la propria posizione di vantaggio per contrastarne le aperture troppo ampie.
Come giocare contro le aperture dell’hijack?
In genere, dinanzi alle aperture dell’hijack conviene reagire con maggior cautela rispetto a quanto avviene con il button e il cutoff. L’open-raise medio dal button è costituito da più del 40% delle mani, mentre l’open-raise medio dall’hijack è composto solo dal 18% di tutte le possibili mani.
Quanto dev’essere ampio l’open-raise dall’hijack?
I bravi giocatori di solito aprono col 18% delle mani dall’hijack. Potreste avere la chance di fare open-raise con un range più ampio se il button/cutoff adotta un approccio troppo tight o se le posizioni di buio sono occupate da giocatori più deboli di voi.
Considerazioni finali
In gran parte dei casi sarà opportuno seguire una strategia tight dalla posizione di hijack. Alle volte avrete l’occasione di giocare con un range di mani leggermente più ampio, ma non bisogna assolutamente esagerare. Giocare troppe mani dall’hijack è la ricetta perfetta se volete perdere le vostre fiches. Maggiori informazioni su questa posizione sono disponibili nel nostro apposito articolo.
In senso lato, il termine “puntata” nel poker può designare qualsiasi giocata che preveda l’aggiunta di fiches al piatto. Questa definizione è dunque valida per le bet, i call e i raise.
Tale parola, tuttavia, viene più comunemente usata in riferimento a una puntata:
in un round di scommesse in cui non ci siano ancora state altre giocate (a parte eventuali check),
e in cui un giocatore piazza un certo quantitativo di fiches per inaugurare il giro.
In genere, ci sono tre motivi per puntare durante una mano di poker:
Valore: in questo caso si cerca di arricchire il proprio bottino con i call di avversari che abbiano mani peggiori.
Bluff: il bluff consiste nell’indurre il proprio avversario a passare una mano migliore della vostra.
Semi-Bluff: è possibile fare un semi-bluff quando si ha una mano con poco valore, ma anche con buone chance di netto miglioramento (nel caso in cui ad esempio si abbia un progetto). Si può vincere il round spingendo l’avversario a foldare subito oppure rafforzando sensibilmente la propria mano su una strada successiva.
In quest’articolo ci immergeremo nel vasto tema della “bet”. Vi daremo utili consigli per migliorare le vostre capacità e padroneggiare questa fondamentale componente del poker.
Adottare uno stile di gioco aggressivo (avvalendovi di bet e rilanci anziché di call e check) è assolutamente cruciale. Se volete vincere nel lungo periodo, dovete essere aggressivi.
Sì, per aggiudicarvi il pot è sufficiente presentarsi allo showdown con le carte migliori, ma un atteggiamento aggressivo vi fornirà anche altre alternative per vincere la mano. Potete sfruttare la fold equity inducendo tutti gli avversari a foldare.
Effettuare una bet impedirà fondamentalmente agli altri giocatori di realizzare gratuitamente la propria equity. Se riuscite a spingerli fuori dalla mano, conquisterete l’equity che avrete negato loro (per maggiori informazioni sulla fold equity, date un’occhiata a questo articolo esaustivo).
Puntate con consapevolezza: perché decidete di scommettere
Sappiate sempre PERCHÉ state scommettendo!
È fondamentale che vi chiediate sempre perché state decidendo di fare una bet. I motivi per cui normalmente si effettua questa giocata (come detto prima) sono una puntata di valore, un bluff o un semi-bluff.
Dovete chiedervi qual è lo scopo della vostra scommessa nonché il risultato auspicato:
Volete che l’avversario veda?
Volete che faccia fold?
Volete indurlo a rilanciare?
Indubbiamente potete mirare allo studio e alla messa in pratica di uno stile di gioco equilibrato, improntato alla teoria del gioco ottimale (GTO). Tuttavia, sarà in genere più fruttuoso seguire una strategia exploitativa.
L’utilizzo di una strategia di puntata exploitativa
Può essere fondamentale la capacità di manipolare gli avversari piegandoli alle vostre mosse quando scommettete. Questa strategia (in parte) si riduce inoltre al concetto di metagioco del poker. Si tratta di provare a capire quali saranno i pensieri e le azioni dei vostri avversari in determinate situazioni.
Esempi di tattiche exploitative
Provare a indurre un maggior numero di fold. A volte i giocatori si avvarranno di bluff più sostanziosi per “spaventare” gli avversari e portarli a passare la mano.
In altri casi, ci sono giocatori che tendono a puntare somme basse con mani monster per ottenere un certo valore.
Altri giocatori ancora scommetteranno con un’aggressività inaudita se avranno a disposizione delle carte monster!
Potreste decidere di usare queste tattiche in particolari contesti, ma fate sempre molta attenzione.
I bravi giocatori possono essere spesso in grado di carpire i vostri intenti manipolatori (questo vale soprattutto se adottate uno stile di gioco exploitativo).
Capire gli avversari e ottenere un vantaggio in termini di metagioco è un requisito cruciale per avere successo nel poker. Nel prossimo paragrafo ne saprete di più!
Conoscete e categorizzate gli avversari
Per sapere come affrontare gli avversari e quando è opportuno scommettere, è fondamentale analizzare e capire il loro:
livello di abilità
livello di competenza
stile di gioco
Sfruttando queste informazioni, sarete in grado di exploitarli.
Ecco alcuni consigli generici per capire quando scommettere nel poker. Tale lista si basa sulle caratteristiche degli avversari:
Studiate l’avversario e lo svolgimento della mano prima di puntare.
Identificate i giocatori bravi e quelli mediocri: idealmente dovrete adattare le vostre scommesse a seconda che affrontiate giocatori forti o meno. È quindi importantissimo distinguere subito i fish dagli squali. La competenza di un giocatore è strettamente legata al suo livello di pensiero. Questo determinerà le opzioni a vostra disposizione per effettuare una bet fruttuosa contro i vostri avversari.
Rinunciate a bluffare contro i giocatori mediocri: questo tipo di avversari sarà lieto di vedere le vostre puntate fino ad arrivare allo showdown. È impossibile batterli con un bluff, per cui non provateci nemmeno.
Aumentate le dimensioni delle value bet contro i giocatori scarsi: questi ultimi amano i call down. Potete ottenere maggior valore e incrementare i vostri guadagni accrescendo le proporzioni delle vostre value bet.
Sul flop pianificate una strategia da seguire per il resto della mano: quando arrivate al flop, avete già davanti il 60% delle carte comunitarie! Il legame tra le vostre carte e il board dovrebbe aiutarvi ad abbozzare un piano di scommessa da seguire per il resto della mano (e non solo per il flop).
Pianificare le mosse in anticipo vi faciliterà sin dall’inizio (per cui cominciate subito, anziché aspettare di trovarvi in una situazione calda sul river). Avere già un’idea strategica vi aiuterà a prendere le decisioni migliori nel prosieguo della mano. Il nesso tra le vostre giocate risulterà inoltre più credibile (qualsiasi cosa vogliate far credere agli altri). Sarete infine in grado di massimizzare il vostro EV contro i relativi avversari.
Consigli sulle scommesse per neutralizzare gli avversari
Se si va oltre il semplice concetto di giocatore “bravo”/“scarso”, si possono individuare quattro fondamentali categorie di avversari.
Abbiamo anche aggiunto delle informazioni su come opporsi ai rispettivi stili di gioco:
Tight-aggressive (TAG): in genere comprende bravi avversari che giocano uno stretto ventaglio di mani iniziali. Sono aggressivi, con una predilezione per le bet e i rilanci, piuttosto che per i check o i call.
Controstrategia: adottate una tattica sicura ed equilibrata. Tenete d’occhio eventuali tratti exploitativi che potete provare a capitalizzare.
Tight-passive (TP): questi avversari giocano un ristretto range di mani pre-flop e in genere permettono agli altri partecipanti di prendere le redini della puntata. Raramente effettuano le bet e giocano in maniera piuttosto lineare dopo il flop. Hanno uno stile di gioco “fit o fold” e si limitano a scommettere e rilanciare solo disponendo di una mano monster.
Controstrategia: una giocata potenzialmente molto redditizia contro questi avversari lineari consiste nello sfoderare una c-bet sul flop. Tali giocatori, se non hanno niente in mano, tendono infatti a foldare il più delle volte. Dovrete tuttavia fare attenzione a non esagerare con i bluff su tutte e tre le strade. Questo tipo di avversari sceglie a volte di vedere con mani forti con cui dovrebbe invece rilanciare.
Se avete una mano monster, è generalmente sconsigliato fare slowplay contro i giocatori in questione. Solo di rado, infatti, scommettono e bluffano. Vi conviene quindi sperare che abbiano fin dall’inizio una buona mano (perdente), così da poter arricchire il piatto. Se questi avversari decidono di puntare, probabilmente avranno una forte mano di valore. Procedete con cautela.
Loose-aggressive (LAG): si tratta di giocatori potenzialmente pericolosi, visto che mantengono alta la pressione con puntate e rilanci. Potrebbero inoltre avere molte più combo di mani nel proprio range pre-flop, rendendovi arduo il compito di leggere le loro carte.
Date un’occhiata alla mano nut mascherata da Tom Dwan sul turn, in una sfida contro uno dei migliori giocatori al mondo, Phil Ivey:
Adottate una strategia di scommessa per contrastare un avversario loose-aggressive!
Controstrategia: questo tipo di giocatori ama sfruttare al meglio ogni manifesta debolezza (come i check o le mosse passive). Scommettere contro di loro può talvolta portarli a giocare in modo lineare e a foldare. Fateli perciò cadere nella loro stessa trappola se le circostanze vi sono favorevoli, bluffate e/o fate bet voi stessi. Potrete trarne grande vantaggio!
Sporadicamente dovrete fare call down meno forti per contrastare l’implacabile aggressività di tali giocatori. A volte vi andrà bene, altre meno. È però importante sapere che sarà difficile per questi giocatori avere successo nel lungo periodo. Il loro largo ventaglio di mani pre-flop (e questo vale in particolare negli incontri con alte rake) sarà la loro rovina.
Loose-passive (LP): questi avversari giocano un range di mani più ampio di quanto dovrebbero. Inoltre optano per mosse passive come check e call. Questa categoria è la più allettante da spennare.
Controstrategia: scommettete contro di loro con un ampio range “merged” di value hands ed evitate i bluff! Questi giocatori non possono fare a meno di soddisfare la propria curiosità. Muoiono dalla voglia di scoprire le carte degli avversari. Fanno call troppo spesso. Siate perciò attenti quando questi mostrano segnali di aggressività e di grande forza (tramite ad esempio rilanci o bet sostanziose).
Riassumendo quanto detto, studiate i vostri avversari e provate a suddividerli in categorie.
Entrate nella loro testa per scoprire:
Cosa pensano
Come giocheranno
Come reagiranno a particolari tipi di scommesse
Imparerete a sfruttare queste informazioni per indurli a fare esattamente ciò che volete!
Come scommettere per bluffare
Nella guida finale sul bluff potete trovare 13 dei miei migliori consigli al riguardo, ma ecco intanto qualche suggerimento indispensabile per iniziare subito:
Bluffate solo contro i giocatori che foldano: non ha senso bluffare contro chi verosimilmente reagirà con un call down. Scegliete attentamente i giocatori deboli, ma assicuratevi anche che si tratti del giusto tipo di avversario contro cui bluffare. Se riuscite a crearvi una situazione di vantaggio di range o di nut nella mano, è più probabile che gli avversari caschino nel vostro bluff, finendo per foldare più spesso.
Quant’è forte la mano dell’avversario: sarà più facile rispondere a questa domanda quanto maggiori saranno le vostre capacità di leggere una mano. Ammettiamo che, analizzandone le puntate, riusciate a dedurre la forza della mano avversaria. A questo punto sarà molto più facile carpire la probabile forza del suo range/mano. Potrete inoltre stimare le chance di successo di un eventuale bluff (e se quindi sia il caso di farlo).
Fate delle giocate credibili: le vostre mosse, così come l’importo delle scommesse, determineranno il grado di credibilità del vostro atteggiamento. Quando bluffate, deve risultare plausibile che abbiate la mano (o le mani) di valore che volete far credere. Prima di bluffare, fatevi delle domande come: “C’è il nut nel mio range?” oppure “A quanto ammonterebbero le mie puntate se avessi davvero la mano che sto simulando?”
Scegliete bene l’importo delle vostre scommesse: i vostri bluff saranno più credibili se deciderete correttamente il valore della puntata da effettuare. Spesso i giocatori vanno fino in fondo se le mosse di un avversario appaiono poco credibili. Qualche esempio: se optate per sostanziose bet polarizzate, è normalmente consigliato avere il vantaggio del nut nel vostro range. Se scegliete invece importi minori, è in genere opportuno avere un range di valore più ampio, con solo un numero minimo di bluff selezionati.
Quanto scommettere quando fate value bet
La risposta a questa domanda è legata al vostro avversario. Ecco tre aspetti da considerare al momento di determinare l’importo per la value bet:
Sappiate quando fare una value bet: se un giocatore effettua una mossa disponendo di una mano peggiore della vostra, è opportuno fare una puntata di valore nel 50% o più dei casi. Se fate una puntata e l’avversario reagisce con un call, dovreste vincere più del 50% delle volte affinché la value bet sia efficace (nei tornei questo valore arriva fino al 60%, viste le implicazioni relative all’ICM).
Identificate le mani bersaglio e selezionate il giusto importo per le puntate: questo consiglio è una tattica particolarmente exploitabile. Per determinare la giusta somma da scommettere è anzitutto necessario determinare la forza della mano degli avversari e fino a che punto questi saranno disposti a fare call. Scommettere piccole cifre vi consentirà di allargare le vostre value bet. Di conseguenza aumenterà anche la frequenza dei call avversari. Le puntate sostanziose porteranno alla polarizzazione: avrete una mano forte o vi ritroverete a bluffare, il che può talvolta mettere l’avversario in una situazione delicata con buone mani di forza media.
Decidete se sia il caso di derogare dall’importo delle puntate standard/dalle linee di scommessa in base agli avversari: se riuscite a farla franca aumentando le dimensioni delle vostre value bet contro i giocatori più deboli, fatelo assolutamente! Se pensate di fare check su una mano (su cui altrimenti fareste una puntata di valore) perché state sfidando un giocatore nitty, fatelo pure! Se potete sfruttare qualsiasi altra debolezza, procedete! Aggiungete tutto al bilancio finale e incrementate il vostro EV facendo i giusti adattamenti in base agli altri giocatori.
L’immagine al tavolo: guadagnate rispetto per le vostre puntate
Dopo aver passato in rassegna una serie di consigli fondamentali sulle value bet e il bluff, non possiamo non dedicare qualche accenno all’immagine al tavolo.
L’immagine al tavolo è data dalla percezione che gli avversari hanno del vostro gioco. Ci basiamo su due aspetti principali:
Come avete giocato le mani precedenti nella sessione in corso.
Quali sono le probabilità che gli altri contrastino le vostre puntate.
Ammettiamo ad esempio che abbiate già esibito uno o due grandi bluff in una partita. Vi ritrovate ora in un’altra situazione ideale per ripetere la giocata. A questo punto potrebbe essere meglio rinunciare al bluff, visto che probabilmente risultereste poco credibili.
Ipotizziamo uno scenario opposto in cui vi siate mostrati nitty per tutta la serata. Gli avversari si aspetteranno che abbiate una buona mano se deciderete di rimanere in gioco (può essere pertanto una situazione propizia per bluffare, dato il “rispetto” di cui probabilmente godreste).
Tenete sempre conto della vostra immagine al tavolo al momento di decidere come scommettere.
Considerate la vostra immagine al tavolo prima di puntare!
Nomi delle scommesse comuni nel poker
Ecco una breve lista di nomi standard per alcune delle possibili puntate durante una mano:
Continuation bet (“c-bet”): si tratta di una scommessa in cui un giocatore rilancia prima del flop, per poi procedere con un’altra puntata sul flop.
C-bet ritardata: si verifica quando un giocatore rilancia nel pre-flop, poi fa check sul flop, prima di procedere con una puntata sul turn.
Donk bet/Stop n’ go: si verifica quando un giocatore conclude l’azione su una strada precedente tramite un call, per poi effettuare la prima scommessa sulla strada successiva, assumendo il ruolo di aggressore. Si tratta in genere di una mossa da principianti, redditizia solo nei casi in cui la carta successiva sia più favorevole al range di chi fa la donk bet che non del precedente aggressore.
Probe bet: si tratta di uno scenario in cui un giocatore rilancia nel pre-flop, per poi limitarsi a un check sul flop. In seguito, sul turn, la prima puntata viene effettuata dal giocatore che aveva visto nel pre-flop.
Quale importo scegliere per le vostre puntate
Sia che stiate effettuando una value bet o un bluff, è indispensabile scegliere appropriatamente l’entità delle vostre scommesse. Questo aspetto ha un impatto diretto sul vostro bilancio finale: determina infatti il numero di fiches che lascerete sul tavolo o che vi porterete a casa!
Per non dilungarci troppo in quest’articolo, date pure un’occhiata alla guida completa sull’importo delle puntate, pubblicata sul blog di 888poker. Potrete così imparare quasi tutto ciò che occorre sapere sull’argomento.
Tabella delle puntate sul river
Le scommesse diventano quanto mai fondamentali sul river. Consultate la nostra guida completa sull’importo delle puntate per ottenere maggiori informazioni sulle puntate da effettuare sulle altre strade.
Intanto la seguente tabella mostra il rapporto tra le mani di valore e i bluff che dovreste avere sul river. Seguendo questa strategia potrete mantenere un’immagine equilibrata di voi stessi:
Importo della puntata
% di value bet dello scommettitore
% di bluff dello scommettitore
25% (1/4-pot)
83%
17%
33% (1/3-pot)
80%
20%
50% (1/2-pot)
75%
25%
66% (2/3-pot)
72%
28%
75% (3/4-pot)
70%
30%
100% (Pot)
67%
33%
150% (1,5x-pot)
62%
38%
200% (2x-pot)
60%
40%
Poker live: come puntare
È doveroso accennare anche all’importanza di come scommettere quando optate per questa mossa, in particolare negli incontri dal vivo.
Alle volte sarete in grado di individuare correttamente i giocatori più inesperti, sfruttando le value bet o i bluff. Così facendo rischierete però di lanciare qualche vistoso tell che possa tradire la forza esatta della vostra mano.
È importante capire come identificare alcuni dei principali tell. Allo stesso modo dovrete imparare a nascondere i vostri. Date un’occhiata a quest’articolo approfondito sull’argomento.
Riepilogo dei consigli generali per puntare a poker
Il tema delle scommesse nel poker è piuttosto vasto! Ci auguriamo che quest’articolo vi abbia aiutato a schiarirvi le idee al riguardo.
È opportuno sapere cosa prendere in considerazione prima di scommettere, facendovi anche (ma non solo) le seguenti domande:
Qual è lo scopo della vostra puntata?
Dovete chiedervi perché state scommettendo e cosa volete raggiungere.
Quali sono il livello di abilità e le inclinazioni del vostro avversario?
È fondamentale individuare le loro capacità, il livello di competenza e lo stile di gioco adottato. Così facendo avrete la possibilità di exploitarli.
Qual è la forza della vostra mano?
Imparate a capire quando effettuare una value bet o piuttosto un bluff. Optate per la giocata più redditizia.
Quale pensate che sia il livello di forza del vostro avversario?
Exploitate i giocatori che riconoscete come deboli, così che questi possano foldare sul river con una bottom o middle pair.
A quanto deve ammontare la vostra puntata?
Consultate la guida sull’importo delle puntate per scoprire quanto è opportuno scommettere.
Detto questo, buona fortuna e divertitevi ai tavoli da gioco!
FAQ: guida sulle scommesse nel poker
D: Qual è lo scopo di una puntata a poker?
R: Dovete fare le bet con l’intento di massimizzare le vincite e minimizzare le perdite.
Le due principali categorie di scommesse sono quelle:
di valore (in cui la vostra giocata verrà vista da una mano più debole nel 50% o più dei casi),
per bluffare (indurre una mano migliore a foldare).
Alcuni giocatori commettono l’errore di scommettere con la propria mano di forza media nelle situazioni inopportune. Ad esempio, quando è probabile che subiscano dei call solo da parte di avversari con mani migliori. In questi casi conviene normalmente fare check, volendo vedere la puntata. Tale giocata concederà all’avversario la chance di bluffare.
D: Perché è opportuno mirare a un atteggiamento più aggressivo?
R: Una condotta aggressiva caratterizzata da puntate e rilanci vi fornirà la possibilità di vincere una mano con un metodo alternativo al classico showdown. Può portare gli avversari a foldare, facendovi quindi vincere il pot. Di conseguenza, i giocatori aggressivi hanno in genere maggiori chance di successo rispetto a chi è inerte.
Occorre però notare che c’è una differenza tra l’essere spericolati e l’essere aggressivi. Un “fattore di aggressività” standard per un giocatore vincente dovrebbe aggirarsi attorno al valore di 3. Tale numero indica che questo tipo di giocatori punta o rilancia il triplo delle volte rispetto alla frequenza con cui fa check o call.
Se il suddetto fattore supera il valore di 4, si inizia a superare i limiti di aggressività consigliati.
D: Quale importo si dovrebbe scegliere per le proprie puntate a poker?
R: L’ammontare delle scommesse dipende dalle dimensioni del pot. Le puntate più sostanziose manifestano una polarizzazione nel betting range. In altre parole, lo scommettitore ha una mano particolarmente forte o sta bluffando.
Una puntata più modesta indica spesso che il giocatore sta effettuando una value bet con un range più ampio, senza bluffare molto. Da notare che non conviene scommettere solo in base alla forza della vostra mano specifica.
Piuttosto dovete decidere quali mani potreste avere nel vostro betting range e puntare lo stesso quantitativo per ognuna di esse (potete anche suddividerle in due differenti categorie di importo)
D: Quando conviene bluffare a poker?
R: Contro i giocatori più forti è opportuno bilanciare il rapporto tra mani di valore e bluff. Sul river, i migliori bluff avranno lo showdown value più basso. Potrebbero inoltre avere delle combinazioni che impediscono agli avversari di avere il nut.
Contro i giocatori meno forti e/o in casi specifici, vi conviene accantonare completamente i bluff.
Ecco alcuni principi fondamentali per consolidare i bluff:
È bene bluffare solo contro i giocatori che potrebbero foldare (alcuni giocatori vedono qualsiasi mano).
È più facile bluffare contro un avversario che non dispone di molte mani forti nel proprio range.
Assicuratevi che il vostro range contenga le forti mani di valore contemplate nella vostra linea di scommessa.
Scegliete bene l’importo delle vostre puntate e usate meno fiches possibili per vincere bluffando.
D: Quali sono il livello di abilità e le inclinazioni del vostro avversario? Come dovete regolarvi con le puntate?
R: Con gli avversari più bravi dovreste attenervi maggiormente a una strategia ispirata alla teoria del gioco ottimale (GTO). Idealmente dovete bilanciare al meglio le vostre value bet e i bluff.
Contro i giocatori più deboli potete adottare una strategia di scommessa più exploitativa. Questo metodo massimizzerà il vostro EV in particolari situazioni.
Ad esempio:
Se i giocatori più deboli vedono troppo spesso, aumentate l’importo e la frequenza delle value bet.
Se foldano troppo spesso sul river, aumentate la frequenza dei bluff su questa strada.
Tuttavia, in ultima analisi, dovreste porvi l’obiettivo di imparare e sviluppare una solida strategia GTO. Con questo procedimento sarete in grado di adattarvi più facilmente alle debolezze dell’avversario.
Matthew Cluff è un giocatore di poker specializzato nelle partite 6-Max No Limit Hold’em. Inoltre si occupa regolarmente di contenuti di poker online per vari siti.
Le reverse implied odds poker vengono normalmente considerate come l’opposto delle implied odds. Queste ultime vi permettono di fare call senza avere pot odds dirette, per via della possibilità di conquistare fiches extra sulle strade più avanzate.
Arrivare a capire le implied odds è utile naturalmente per comprendere anche il concetto di reverse implied odds. Date un’occhiata alle apposite voci del nostro glossario poker per ulteriori informazioni in merito.
D’altra parte, in base alle reverse implied odds potrebbe non essere del tutto sbagliato, da un punto di vista matematico di probabilità poker, effettuare una determinata call anche se apparentemente ottenete le pot odds dirette. Ciò è dovuto alla probabilità di perdere fiches aggiuntive sulle strade più avanzate anche qualora completaste la vostra mano.
Avrete dunque bisogno di qualcosa in più rispetto alle pot odds necessarie per controbilanciare la perdita di ulteriori fiches nelle ultime fasi della mano.
Reverse implied odds poker
Esistono due principali tipi di mani che risentono delle reverse implied odds.
Progetti dominati.Ogni volta che disponete di un progetto inferiore al nut, correte il rischio di subire una sconfitta dinanzi a un progetto ancora più importante. Di conseguenza ci sarà una buona probabilità che perdiate ulteriori fiches pur migliorando la vostra mano, per cui sarà necessario compensare sfruttando un costo diretto accettabile.
Mani vulnerabili di media forza con scarse possibilità di miglioramento. Un esempio al riguardo può essere rappresentato da una coppia media nell’Holdem. Non solo questo tipo di mano ha scarse chance di migliorare entro il river, ma tenderà addirittura a indebolirsi via via che verranno distribuite nuove carte. Si assiste così al completamento dei progetti e al pescaggio di overcard, il che rende ancora più improbabile che la vostra coppia regga a fronte di una situazione complessa sulle strade successive.
Esempio di frase con “reverse implied odds” -> Procedete con cautela se avete un progetto debole, dal momento che potreste ritrovarvi a fare i conti con le reverse implied odds.
Come implementare le reverse implied odds
La chiave strategica sta nel riuscire a riconoscere gli scenari in cui è opportuno considerare lereverse implied odds.
Laddove si delinei una situazione difficile nelle fasi finali di una mano, occorrono migliori pot odds dirette per poter compensare. A tal proposito ci vengono in aiuto semplici esempi:
Esempio 1: Siete fuori posizione sul turn in un incontro di Holdem. Ci sono 100 euro nel piatto e l’avversario effettua una puntata di 25 euro. Se decidete di vedere la puntata ci sarebbero 250 euro di stack effettivi rimanenti.
Board: T♠T♣5♠8♠
Mano: Q♦7♠
Avrete così la possibilità di fare call a un prezzo molto basso. Riuscirete a completare il progetto di colore sul river nel 18% dei casi circa, mentre tecnicamente investirete solo il 16,67% del piatto totale. Avendo le pot odds a favore, vi converrà sempre vedere la puntata, no?
Il problema sorge quando formate un colore sul river e l’avversario risponde con una scommessa decisamente sostanziosa. A questo punto è meglio fare call o fold? Da una parte, i vostri calcoli sul turn si sono basati sul fatto che la vostra mano sarebbe stata la migliore in caso di completamento del progetto, mentre dall’altra appare molto probabile che l’avversario abbia un colore o un full più alto.
Dal momento che, pur avendo completato il progetto, siete fortemente esposti al rischio di essere dominati, il vostro calcolo con le pot odds sul turn appare chiaramente fuorviante.
Anche se sembra che stiate ottenendo delle pot odds dirette, il fold risulterà la mossa migliore alla luce delle reverse implied odds. Un approccio alternativo a questo scenario consiste nell’ignorare in buona parte gli outs che vengono normalmente considerati quando si effettuano calcoli per le pot odds standard.
Poker reverse implied odds esempio
A prescindere dalla metodologia adottata, la morale non cambia: occorre agire con prudenza quando provate a formare made hands destinate a perdere, anche laddove abbiate l’impressione di beneficiare di un ottimo costo per la giocata.
Esempio 2: Siete fuori posizione sul turn in un incontro di Hold’em. Ci sono 100 euro nel piatto e l’avversario effettua una scommessa di 50 euro. Vedendo la puntata ci sarebbero 250 euro di stack effettivi rimanenti.
Board: J♠9♠4♣2♣
Mano: 5♣5♥
In base alle pot odds dirette, vi basta in realtà il 25% di equity per fare call in questo caso. È importante ricordare che i calcoli con le pot odds dirette risultano precisi solo quando affrontate una scommessa all-in.
Ogniqualvolta ci sono dietro delle fiches extra, bisogna considerare le possibili implied odds (o reverse implied odds).
Immaginate di inserire in un calcolatore di equity il range di scommesse del vostro avversario sul turn e di scoprire di avere il 30% di equity. Tecnicamente si tratta di un valore superiore rispetto alle pot odds richieste per vedere la puntata, per cui vi conviene fare call, giusto? Anche qui è necessario fare molta attenzione. Qual è il vostro piano sul river nell’affrontare un’altra bet sostanziosa?
Differenze tra Implied odds e reverse implied odds
Se il vostro avversario scommette sempre, mentre voi quasi ogni volta fate fold, occorre considerare il fatto di avere le giuste pot odds sul turn? Ammettendo che decidiate di fare call su qualche river, questo tipo di mano sarà più incline a perdere fiches aggiuntive anziché conquistarle: in altre parole, la mano risente dellereverse implied odds. Ne consegue la necessità di disporre di una maggior equity rispetto alle previsioni iniziali, così da poter fare un call redditizio sul turn.
Tale valore dell’equity può essere stimato approssimando la frequenza e le dimensioni medie delle scommesse che affronterete sul river. Immaginate per esempio che nel 50% dei casi il vostro avversario punti 150 euro sul river. Un tale scenario può essere equiparato all’affrontare una scommessa di 75 euro il 100% delle volte. Integrando questo valore nel vostro calcolo iniziale delle pot odds, potete tirare fuori una stima relativa all’equity richiesta per fare call sul turn.
A tal proposito potete includere la scommessa extra da 75 euro sul river come parte del dimensionamento del vostro avversario sul turn. Invece di affrontare una puntata da 50 euro in un piatto da 100 euro sul turn, vi ritrovate invece dinanzi a una scommessa da 125 euro in un piatto da 100 euro. Facendo call, ilo avete già intuito amici lettori, nvestireste 125 euro in un pot totale da 350 euro.
Poker reverse implied odds e percentuali
Vi servirebbe il 35,7% di equity per vedere tale puntata in base alle pot odds dirette. In genere, otterrete così una stima più precisa riguardo all’equity necessaria per fare call sul turn nella disposizione originaria. Sebbene questa metodologia non consideri ogni possibile variante, è sufficiente per trarne un’importante lezione in merito all’uso delle pot odds.
Non potete sfruttare i calcoli delle pot odds dirette laddove c’è la possibilità che l’avversario mantenga un atteggiamento aggressivo sulla strada successiva.
La frequenza minima di difesa (MDF) è un concetto matematico usato nel poker per determinare la fetta del vostro range di mani con cui dovreste difendere e proseguire (tramite call o raise) quando affrontate una scommessa avversaria.
Quando usare l’MDF?
Prima di addentrarci nei vari calcoli necessari a mettere in pratica questo concetto, è fondamentale ricordare le due strategie generali da usare per contrastare i propri avversari al tavolo da gioco:
Teoria del gioco ottimale (GTO): consiste nel mettere in atto una strategia essenzialmente solida e impossibile da exploitare, tramite la scelta delle dimensioni delle puntate e dei range di mani che inducano gli avversari a commettere errori e vi permettano di giocare in modo sostanzialmente sicuro.
Exploitativa: in questo caso si analizzano i leak (le carenze) nelle strategie degli avversari e si lasciano da parte i principi della GTO. Così facendo, reagite a tali errori con lo scopo di ottenere maggiori profitti rispetto a quelli garantiti dalla GTO dinanzi a un determinato avversario.
Bisogna notare che la maggior parte dei giocatori non segue delle strategie GTO/sostanzialmente solide, fatta eccezione per gli incontri ad alti stake. In genere si possono ottenere dei ricavi maggiori con un approccio exploitativo contro gli avversari al tavolo.
Da rilevare inoltre che il concetto di MDF si applica alla strategia GTO. Per cui dovreste puntare a mettere in pratica l’MDF soprattutto negli scenari in cui non avete ancora la possibilità di “leggere” e analizzare le tipiche tendenze dei vostri avversari.
Come usare l’MDF?
La frequenza minima di difesa mette in relazione la dimensione delle puntate avversarie e quella del pot con la fetta del vostro range con cui vi conviene fare call. La formula per calcolare l’MDF è:
DIMENSIONE DEL POT INIZIALE / (DIMENSIONE DEL POT INIZIALE + DIMENSIONE DELLA PUNTATA)
Immaginate perciò una possibile situazione sul river in un incontro live di 200 NL in cui il pot sia di 150$: a questo punto il vostro avversario va all-in con i suoi ultimi 100$.
Consideriamo ora le variabili e applichiamo la formula precedente:
MDF = $150 / ($150 + $100)
MDF = $150 / $250
MDF = 0,6
MDF = 60%
Ciò significa che a prescindere dal vostro range sul river, dovete proseguire (facendo call) col 60% del vostro range così da non poter essere exploitati dai bluff avversari.
Grafico di base sull’MDF
Date a un’occhiata a quest’utile tabella per determinare facilmente la percentuale del range con cui dovreste difendere secondo l’MDF (in base alle dimensioni delle puntate comuni espresse sotto forma di percentuale del pot):
Esempi di MDF nella pratica
Supponiamo che stiate partecipando a un incontro online $0,50/$1,00.
Arriva il turno del button (BTN), che rilancia a 2,50$. L’SB folda.
L’hero è in posizione di BB con K ♥4 ♥ e decide di vedere.
Sul flop esce 6♠ 4♦ 2♥. Fate check, mentre il BTN scommette 1,50$ nel piatto da 6$. Fate call.
Sul turn viene pescato un 2♣. Fate check. Il vostro avversario punta 4,50$ nel pot da 9$. Fate call.
Sul river viene pescato un 7♥. Fate check, mentre il vostro avversario scommette 13,50$ nel piatto da 18$.
Conviene fare call su un tale river?
Questa puntata equivale al 75% del pot, il che significa che, per non essere soggetti a exploit avversari, dovete vedere col 57% circa del vostro range secondo il grafico precedente.
Prendiamo i numeri riportati nell’esempio e li applichiamo nuovamente alla formula già menzionata:
MDF = DIMENSIONE DEL POT INIZIALE / (DIMENSIONE DEL POT INIZIALE + DIMENSIONE DELLA PUNTATA)
MDF = $18 / ($18 + $13,50)
MDF = $18 / $31,50
MDF = 0,57
MDF = 57%
Che ci crediate oppure no, ammesso che fin qui abbiate giocato e difeso in maniera impeccabile, il fatto di avere K ♥4 ♥ in realtà giustifica un call.
(Per aiutarvi a visualizzare il vostro range e il modo ottimale in cui giocare su questo river, abbiamo inserito tutte le informazioni relative a questa mano in un programma di poker solver chiamato PioSolver):
Ogni quadratino evidenziato indica delle combinazioni che dovrebbero continuare a far parte del vostro range. I vari colori mostrano la miglior giocata da effettuare.
Come potete notare (dal verde che indica le mani con cui dovreste vedere), K ♥4 ♥ rientra ampiamente nel vostro range di call.
N.B.: ricordatevi che il consiglio di fare un call in questa situazione deriva dai concetti della GTO applicata all’MDF. Se conoscete le tendenze del vostro avversario e/o notate che questi non bluffa sul flop/turn/river tanto quanto dovrebbe, allora potreste passare a un approccio exploitativo e tentare di farlo foldare.
Quando evitare di usare l’MDF
Esistono alcuni esempi in cui non conviene applicare i principi dell’MDF.
Si tratta delle seguenti situazioni:
Quando giocate contro avversari deboli (e/o che non bluffano): come menzionato in precedenza, è possibile generare un maggior profitto se adottate delle strategie exploitative anziché quelle ispirate alla GTO. Se sapete che l’avversario bluffa più del dovuto, allora è consigliabile aumentare la frequenza dei call down con un range di mani più ampio (inoltre potreste usare l’MDF come punto di partenza per poi espandere il vostro range di call).
Analogamente, se sapete che l’avversario punta solo quando assistito da una mano forte (e non bluffa praticamente mai), il concetto di MDF si va a far benedire. Questi calcoli hanno infatti lo scopo di impedire all’avversario di exploitarvi con un bluff, diventando così inutili laddove il vostro rivale faccia una bet con una mano di livello.
Quando difendete contro le c-bet sul flop fuori posizione: dal momento che sarà già difficile realizzare la vostra equity vedendo una puntata “open” dalla posizione di grande buio, non vi conviene usare l’MDF per difendervi contro le c-bet da OOP. Qualora invece lo facciate (semplicemente perché siete fuori posizione), una parte del range con cui difenderete avrà effettivamente un EV negativo.
Riepilogo analitico sull’MDF
La frequenza di difesa minima (MDF), partendo dalle dimensioni delle puntate avversarie, indica la scelta migliore da fare in molte situazioni (similmente a quanto accade con le pot odds).
L’MDF è un concetto che dovreste allenare lontano dai tavoli, in particolare dopo aver acquisito le prime nozioni. Vi aiuterà a sviluppare uno stratagemma per analizzare tutto il vostro range (parte essenziale di una strategia di poker vincente). Inizierete inoltre a farvi un’idea delle mani con cui fare call in determinate situazioni, tenendo in conto diverse texture del board e varie dimensioni delle scommesse.
Dopo aver dedicato del tempo alla creazione di una strategia di base con l’MDF, capirete più facilmente in quali casi discostarvene per opporvi alle giocate ottimali del vostro avversario.
Anche se poi non applicate alla lettera tali principi (perché magari preferite un approccio exploitativo anziché la GTO), vi converrà comunque seguire questa strategia, per il semplice fatto che la adoperate contro gli avversari che avete di fronte.
Matthew Cluff è un giocatore di poker specializzato nelle partite 6-Max No Limit Hold’em. Inoltre si occupa regolarmente di contenuti di poker online per vari siti.
La rakeback è qualsiasi tipo di ricompensa che una sala da poker offre ai suoi giocatori per essere membri regolari. I premi sono presi dal rake che i giocatori hanno pagato durante il gioco, da cui il nome rakeback.
Se un giocatore ottiene il "10% di rakeback" significa che riceve il 10% del suo rake totale come ricompensa.
La rakeback non viene sempre chiamata così. Ad esempio, al poker club 888 i giocatori ricevono automaticamente premi sotto forma di freeroll, gratta e vinci e gettoni d'oro che possono essere utilizzati per acquistare premi dal negozio. Più giochiamo, più gettoni otteniamo e quindi più possiamo acquistare dal negozio dei premi.
Come ottengo una rakeback?
Molte sale da poker (come 888poker) offrono rakeback sotto forma di un sistema di ricompense VIP di cui ogni giocatore fa automaticamente parte. Altre room potrebbero richiedere ai giocatori di iscriversi tramite un affiliato (un agente o un sito di riferimento) per ottenere una percentuale fissa di rakeback.
Che significa ricevere una percentuale di rakeback?
Ottenere il 20% di rakeback significa che ci viene restituito il 20% di tutto il rake pagato come ricompensa. In alcuni casi, ai giocatori viene detta direttamente la percentuale di rakeback. In altri casi, quando il rakeback viene fornito tramite un sistema di ricompense VIP, potrebbe essere o meno possibile calcolare la percentuale esatta. In alcuni casi, i premi si basano su un elemento casuale (come una ruota che gira) o sulla valutazione di una stanza di quanto sia prezioso un determinato giocatore per il proprio ecosistema.
Cos'è un 'macina rakeback'?
Un 'macina rakeback' è un giocatore che realizza la maggior parte dei suoi profitti attraverso i rakeback. Senza di esso, sarebbe in pareggio o leggermente sotto. I macina rakeback sono spesso considerati giocatori deboli che fanno soldi semplicemente giocando su una grande quantità di tavoli. Tuttavia, questo non è del tutto vero, i macina rakeback sono in realtà giocatori al di sopra della media (dato che stanno ancora facendo soldi nel complesso). Se un giocatore sta guadagnando anche dopo la rakeback, significa che è migliore della media e che l'unica ragione per cui non sta guadagnando direttamente è perché la poker room prende tanto di rake.
Un'alta rakeback è la cosa più importante?
In breve, no, è importante non confrontare direttamente le percentuali di rakeback. Ad esempio, una room potrebbe offrire una percentuale di rakeback più alta ma semplicemente richiedere molto più rake per cominciare, rendendolo un affare meno attraente. Inoltre, le room con un'offerta di rakeback troppo alta attirano in genere una grande quantità di clienti abituali. Come guida generale, è più redditizio trovarsi in una room morbida con un rakeback basso rispetto a una molto dura con una rakeback elevata.
Sommario
I giocatori dovrebbero assolutamente cercare di trarre vantaggio da eventuali incentivi aggiuntivi offerti dalla loro sala poker. Alcuni sistemi di rakeback o VIP possono essere "opt-in", il che significa che i giocatori lasciano denaro gratis sul tavolo non familiarizzando con ciò che offre la loro stanza. Sebbene un'alta percentuale di rakeback sia piacevole, non è sicuramente l'unica cosa da considerare quando si seleziona una room.
L'abbreviazione ‘bb’ si riferisce a big blinds che è il metodo standard per misurare la grandezza delle stack e delle dimensioni delle puntate nel poker. Per un giocatore di poker è abbastanza tipico entrare in una partita cash con 100bb (cento big blinds). In una partita $1/$2, in cui il big blind è $2, un buy-in di 100bb è $200.
Il bb minuscolo si riferisce esclusivamente ai big blind. Il BB maiuscolo può riferirsi a big bet o alla posizione del grande buio al tavolo. È quindi corretto scrivere "Ho 100bb nel mio stack" ma non lo è: ”Ho 100BB nel mio stack". È anche corretto scrivere "Sono in BB" ma non lo è “Sono in bb". I giocatori meno esperti possono usare le maiuscole in modo errato; il contesto di solito rende comunque chiaro il significato.
Qual è la differenza tra big blinds e big bets?
Big Bet è un termine che si applica esclusivamente ai giochi a limite fisso per riferirsi all'incremento di dimensione della puntata più grande che viene utilizzato nei turni successivi. La big bet è spesso il doppio del big blind. Il big blind è il valore più grande a cui si fa riferimento nella descrizione delle stake. Ad esempio, in un cash game $1/$2, lo small blind è $1 e il big blind è $2.
Cosa significa quando un giocatore ha 100bb nel suo stack?
Significa che ha un ammontare di 100xbig blind. In una partita $1/$2 il big blind vale $2, quindi un giocatore con 100b avrà $200.
Cosa significa un Winrate di bb/100?
Big blind per 100 mani o bb/100 è una metrica standard per misurare il winrate nel poker. Se un giocatore ha un winrate di 10bb/100 mani significa che in media fa 10 big blind per ogni 100 mani che gioca.
Di quanti big blind ho bisogno per essere considerato ‘Deep Stacked’?
Dipende dal contesto. In partite cash online, un deep stack è tutto ciò sopra 100bb. In partite cash dal vivo potrebbe invece essere tutto sopra 200bb. Nei tornei turbo in cui gli stack iniziali sono più piccoli, anche 50bb potrebbe essere considerato deep.
Il ‘bb’ nel poker
L'abbreviazione per i big blind nel poker è bb. Viene usato molto comunemente nelle conversazioni di poker, quindi non conoscere questo termine potrebbe essere problematico. È importante non confondere l'abbreviazione con il suo ‘parente stretto’ BB che sta per "big bet" o per la posizione di big blind al tavolo.
Prima partita cash? Non farti prendere dall’ansia. Di solito i giocatori danno volentieri dei consigli se vedono che sei nuovo. Ma una buona comprensione delle regole ti servirà per diventare competitivo e, prima di iniziare a giocare, dovresti conoscere almeno i punti di questo elenco.
Online, molte delle complicazioni delle regole delle partite cash sono automatizzate. Giocando online è più importante conoscere alcune regole base dello showdown (ad es. cosa batte cosa) oltre a un po’ di strategia.
Quindi, prima di passare all’azione, ecco i 10 fondamentali da conoscere.
Diversamente dai tornei, hai il lusso di poterti sedere o alzare dal tavolo in ogni momento. Puoi anche ricomprare fiches in qualsiasi momento fino al limite massimo di buy-in specificato dal tavolo.
Nella maggior parte dei giochi a soldi, però, non è consentito incassare una certa percentuale dello stack: è una violazione nota come ratholing.
2. Paga le puntate pre-flop obbligatorie
I blind sono pagamenti obbligatori effettuati dalle posizioni small-blind e big-blind prima della distribuzione delle carte. Perlomeno, è così che si fa nelle varianti più diffuse come no limit Hold’em e pot limit Omaha. Atri formati (come le varianti Stud), ad esempio, hanno gli ante al posto dei blind.
In ogni caso, ci sarà qualche pagamento iniziale obbligatorio da fare. Quindi, se giochi in un ambiente dal vivo, è buona regola seguire l’azione ed effettuare i tuoi pagamenti al momento giusto per evitare di rallentare il gioco.
Di solito, se ti siedi a un tavolo senza aspettare il tuo turno (ad es. non nel big-blind), devi pagare il buio (altrimenti riceveresti le carte gratis). Se non sai quanto puntare, chiedi al dealer.
3. Non fare string bet
Nelle partite dal vivo, l’etichetta delle fiches è vitale e prevede, tra l’altro, che si facciano le puntate corrette, in silenzio o dichiarandole. Si parla di string bet quando dividiamo poco correttamente in due parti la nostra puntata. L’esempio classico di string bet è: “Vedo la tua puntata e… rilancio di altri 50”. Nei moderni giochi a soldi, la prima azione è sempre vincolante.
Nell’esempio precedente, il giocatore verrebbe costretto solo a vedere la puntata, in quanto è l’azione che ha annunciato per prima. Si può parlare di string bet anche per il modo in cui mettiamo le nostre fiches nel piatto. Le fiches devono essere messe nel piatto con un unico movimento (o annunciate prima a parole). Se invece le fiches venissero puntate in due mucchietti separati, soltanto il primo verrebbe considerato come importo corretto della puntata.
In caso di dubbi nel maneggiare le fiches, ti consigliamo di annunciare a parole tutte le decisioni. Se dichiari chiaramente, “Rilancio a 50”, allora puoi mettere in mezzo le tue fiches come vuoi.
4. Osserva l’etichetta per le stack di fiches
Tra etichetta e infrazione delle regole le linea è sottile. Le fiches dovrebbero sempre essere impilate in ordine, con il valore maggiore nella parte anteriore dello stack. Quando le fiches più alte sono nascoste dietro a uno stack di fiches di valore inferiore, il tuo avversario potrebbe dedurre che sei meno ricco di quando effettivamente tu lo sia in realtà, e prendere una decisione impegnativa che non voleva prendere.
Dovresti anche evitare, ove possibile, lo “splashing the pot” (ad es. spargendo fiches ovunque). Le fiches devono restare impilate al momento di fare una grande puntata o di andare all-in. Ricorda: chiunque vince alla fine della mano dovrà re-impilare di nuovo le fiches, azione molto più semplice se queste non rotolano per il tavolo.
Non è una regola ferrea, ma splashare ripetutamente il piatto ti renderà impopolare e in alcuni casinò ti farà addirittura avere problemi con il personale.
5. Conosci le regole dello showdown
In molti casinò, il giocatore che ha rilanciato per ultimo deve mostrare per primo la propria mano. Ti consigliamo difare vedere chiaramente la mano e di annunciarla, per evitare qualsiasi malinteso e/o temporeggiamento (va bene se preferisci non parlare, ma come minimo la mano dovrebbe essere chiaramente visibile al tavolo). Chi ha fatto l’ultimo rilancio ha quindi il lusso di fare “muck” o di scoprire la propria mano se vince allo showdown.
Nota che se la tua mano viene battuta, puoi anche non scoprirla. Puoi semplicemente dire ‘bella mano” e far scivolare le tue carte coperte verso il dealer. Quando si arriva allo showdown, tecnicamente i giocatori coinvolti hanno il diritto di vedere le mani buttate nel mucchio. Questa regola viene perlopiù ignorata in quanto è considerato maleducato vedere le carte gettate nel mucchio.
Esistono delle eccezioni, e queste si baseranno generalmente sulle dinamiche del tavolo. In ogni caso, non lo si dovrebbe chiedere spesso, e mai se non si è coinvolti direttamente.
6. Conosci la puntata minima e la puntata massima
Non tutti gli importi delle puntate sono corretti. Dipendono innanzitutto dalla struttura delle puntate; ad es. è una partita a limite fisso, pot-limit o no-limit? Devi come minimo assicurarti di essere a tuo agio nel calcolare pot size raise e puntate minime. Se non sai come calcolarle, finirai per chiedere in continuazione al dealer di farlo per te; cosa tecnicamente regolare, ma che rallenta l’azione ed è poco educata.
Sbagliare gli importi delle puntate (troppo alti o troppo bassi) potrebbe anche essere considerato un tentativo di angle shooting (anche se non è così).
7. Osserva le regole di re-buy
Nell’aggiungere fiches al tuo stack devi seguire alcune regole. Innanzitutto, devi comprare fiches dal dealer o alla cassa. Non puoi aggiungere allo stack delle fiches prese dalle tasche senza dirlo a nessuno (anche se quelle fiche sono assolutamente legali). Sarebbe scorretto verso gli altri giocatori al tavolo che potrebbero non rendersi conto che il tuo stack è notevolmente aumentato rispetto a 30 secondi prima.
Peggio ancora se cerchi di farlo durante la mano che stai giocando; tale comportamento potrebbe farti cacciare dal casinò. Non è corretto neanche passare fiches ai tuoi amici al tavolo; tutto deve passare attraverso canali ufficiali.
8. Conosci la variante
Ci saranno molte regole che sono esclusive alla variante che si sta giocando e non ai giochi a soldi in generale. Indipendentemente dalla variante che stai giocando, che sia Hold’em, Omaha, Stud o Draw, dovrai prima prenderti del tempo per imparare le regole. Anche se sicuramente gli altri giocatori al tavolo e il dealer saranno lieti di colmare le tue lacune, non è molto intelligente rischiare soldi in un gioco che non sai neanche come si svolge.
L’ignoranza delle regole può inoltre renderti impopolare. Se agisci sempre quando non è il tuo turno o fai puntate scorrette, potresti venire sospettato di fare angle-shooting (barare). Anche se molti giocatori riconosceranno che sei nuovo e in buona fede, non tutti saranno così pazienti al tavolo.
9. Sii sempre educato
Questa regola si applica sia alle partite dal vivo sia a quelle online. Scrivere oscenità nella chatbox o (peggio) urlarle quando si è seduti a un tavolo, può farti bandire. E anche se a volte tale comportamento può non venire controllato in una sala poker online, ogni tanto sarà comunque rilevato e porterà a penalizzazioni. Inoltre, prendersela con gli altri giocatori non servirà a migliorare il tuo win-rate e sicuramente neanche il tuo umore.
Esistono modi più salutari per manifestare le tue emozioni senza rischiare di metterti nei guai. Educazione vuol dire anche usare la lingua più comune al tavolo. Se al tavolo ci sono molti giocatori inglesie tu vuoi chiacchierare in italiano con il tuo amico, è possibile che la cosa disturbi gli alti giocatori, perché semplicemente non sapranno se stai parlando del tempo o di come imbrogliare il resto del tavolo in collusione.
Questa regola si applica anche online (anche se saresti molto stupido a parlare di collusione nella chatbox in qualsiasi lingua). In ogni caso, si corre il rischio di fare arrabbiare gli altri giocatori.
10. Conosci le regole delle stakes al tavolo
Nonostante quello che si vede nei film, è contro le regole puntare più di quanto si ha effettivamente al momento nella propria stack. In altre parole, se nella tua stack hai $300, l’importo massimo che puoi puntare per la tua mano è $300.
Se hai $300 e il tuo avversario ha $200, l’importo massimo da puntare diventa allora $200. Anche se tecnicamente hai più di $200, il tuo avversario non può puntare di più, quindi la cifra diventa anche il tuo tetto massimo.
Timothy "Ch0r0r0" Allin è un giocatore professionista, coach e autore. Ha iniziato a giocare nel 2006, partendo da zero e aumentando il suo bankroll online in maniera costante senza mai depositare alcun dollaro. Dopo aver partecipato (e vinto) ad alcune tra le manifestazioni più prestigiose, ora condivide le sue esperienze e opinioni sul magazine di 888poker.