Il poker e lo showbiz hanno sempre camminato di pari passo, come gli italiani e il calcio. Perchè? Il tavolo verde è forse l’unico posto al mondo dove le celebrità possono essere veramente se stesse in mezzo a completi sconosciuti.

Classe sociale, razza, genere: niente di tutto questo è importante al tavolo da poker.

E’ il ponte dell’unità.

E questa è la ragione per cui Neymar, Gerard Pique o Denilson amano giocare. O perchè  vediamo ai tavoli Kevin Hart, Aaron Paul, e Brad Garrett. O perchè Shannon Elizabeth, Jennifer Tilly, e Ricki Lake si affidano totalmente al mazzo di carte.

Tutti quelli appena menzionati sono ottimi giocatori di poker, ma sono I migliori?

Ho raggiunto alcuni dei più bravi, e di seguito vi riporto I loro suggerimenti.

1. Christian Bale

Tobias Reinkemeier ha vinto più di $11m negli MTT dagli stack più alti del pianeta, incluso il buy-in di $1m per il Big One for One Drop alle World Series of Poker (WSOP).

La star tedesca crede che Christian Bale sarebbe potuto essere un eccellente giocatore di poker:

"Se approcciasse il poker con la stessa dedizione e fatica con cui ha approcciato la sua intera carriera attoriale, sarebbe molto bravo. Le sue trasformazioni sono pazzesche" ha detto Reinkemeier.

Ovviamente, I giocatori di Poker sperano che si trasformi in Batman quando gioca, e non in American Psycho.

Batman, quantomeno, si presenterebbe al tavolo

2. Sam Harris

Il 3 volte vincitore di bracciali WSOP Dutch Boyd ha preferito il cervello ai muscoli, scegliendo il controverso autore, filosofo e neuroscienziato Sam Harris.

“Nomino Sam Harris. Credo abbia il tipo di mente analitica capace di dominare al tavolo, ed il suo background nelle neuroscienze lo aiuterebbe ad entrare nella testa dei suoi avversari” ha detto Boyd.

Qualcuno dovrebbe ricordare ad Harris che la politica e la religione, però, non sono sempre stati un buon mix ai tavoli.

3. Bill Belichick

Prima di questa stagione, Bryan Paris è diventato il secondo giocatore della storia a vincere più di $10m negli MTT online e così, la sua convinzione che l’Head Coach dei New England Patriots Head Coach Bill Belichick, possa rompere I livelli, va rispettata.

"Da sempre, il Football Americano è un gioco basato sulla strategia, molto più del poker, e Belichick ha dimostrato di essere il migliore nel pensare in anticipo le mosse rispetto ai suoi avversari" ha detto Paris. "Con 5 superbowl nella valigia, ha ripetutamente dimostrato di  saper come si raggiunge la vetta. Sarebbe interessante vedere all’opera le sue skills al tavolo verde".

4. Tom Brady

Bryan Paris non è stato l’unico a credere che il background  NFL sarebbe stato un buon sistema operativo per giocare a poker. Tyler Hancock, difatti, ha scelto Tom Brady con queste motivazioni:

‘Tom Brady è una persona a cui è stato sempre detto che non era abbastanza bravo ai tempi del college, così ha messo in campo grinta e determinazione per dimostrare alle persone quanto si erano sbagliati " ha detto Hancock. "Ha abbastanza denaro per non curarsi di quello che c’è  in gioco, il che può ovviamente essere positivo e negative al tempo stesso, ma se si mettesse a testa bassa e decidesse di diventare un giocatore di poker, credo sarebbe ottimo. Inoltre, come quarterback, è uno stratega e legge sempre in anticipo le situazioni. Questo mindset sarebbe un asset fondamentale nel gioco”.

Tom Brady

5. Jackie Chan

Dalle stelle dello sport a quelle dello schermo: Kara Scott, reporter di bordo campo ESPN nonchè Ambassador 888, pensa che Jackie Chan abbia le doti per vedere qualche flop, turn e river.

“Credo che Jackie Chan sarebbe un grande giocatore. Ha sempre girato da solo le sue scene d’azione e a fine pellicola, spesso, le bonus scene mostrano immagini di rossa rotte ed infortuni subiti in scena”, ha detto Scott. “L’idea del dolore provato significa che le bad beat sarebbero equiparabili più o meno ad una passeggiata nel parco per lui; in più, le sue skill nelle arti marziali e nelle molteplici mosse da effettuare contemporaneamente lo faciliterebbero nel ragionare su molti aspetti, oltre a pensare costantemente di capire cosa il suo avversario sia in grado di fare, dopo tanti anni di pratica”.

Jackie Chan

6. Brian Baumgartner

Come scrittore e giocatore di poker, nonchè  vincitore di un braccialetto WSOP, Chad Holloway ha visto in azione in una doppia veste  sia celebrità che giocatori di poker, e crede che Brian Baumgartner possa trasformarsi in poco tempo da pesciolino rosso a squalo.

“Una celebrità con cui amo giocare a poker è Brian Baumgartner, che interpretava Kevin in The Office, sulla NBC” ha detto Holloway. “Nello show televisivo, il suo personaggio era stato campione nel 2002 del No-Limit 2-7 Draw vincendo 2,5k $, nonostante quell’evento in realtà non sia nemmeno mai esistito (Thor Hansen ha vinto la versione da $1,500). Una volta parlai a Baumgartner di questa storia, e mi confessò di avere effettivamente giocato a poker, sopratutto ad eventi benefici, ed una volta anche al main event delle WSOP. Sfortunatamente, I suoi impegni gli hanno impedito di continuare a giocare. Se avesse tempo e modo, credo sarebbe un gran bel giocatore. Contrariamente al personaggio che interpreta conosce il gioco, capisce le pot odds, ed è un grande intrattenitore. L’esatto tipo con cui non ti importa molto se perdi perchè  ti fa ridere sempre.”

7. Lady Gaga

Come ex reporter e PPP Kristy Arnett ha intervistato e giocato con alcune delle più grandi celebrità esistenti nel mondo degli affari, ed ha individuate il suo cavallo nel mondo della musica:

"Lady Gaga è incredibilmente intelligente, veloce, intuitiva e sopratutto si mette in gioco rischiando ogni singolo giorno della sua vita. Tutti questi fattori mi inducono a pensare che sarebbe una garndissima poker face".

E, per l’appunto, riesce a scrivere anche discrete canzoni di poker.

8. Clive Owen

Il protagonist di Valerian e la città dei mille pianeti, Clive Owen, potrebbe essere un ottimo James Bond. L’attore britannico non ha mai messo piede nel mondo di Ian Fleming, ma Scott O'Reilly crede che sarebbe stato un mago delle scene di poker.

"Clive Owen ha interpretato un sacco di ruoli, e credo che avrebbe potuto portare questa versatilità anche al tavolo, nonchè a sviluppare una grande capacità di adattamento col terreno circostante" ha dettoScott O'Reilly. "In ‘Croupier' è stato molto bravo a mimetizzarsi , perchè non è semplicissimo notare subito quel ragazzo al tavolo che vince qualche pot occasionale qua e là, prima di darti la mazzata shovando gli assi.

"Il suo atteggiamento calmo e pacato gli conferisce l’atteggiamento mentale giusto per evitare qualunque decisione influenzata dai tilt. Tiene le sue carte molto vicine al petto tutte le volte che è possibile, una qualità che può solo portare benefici al tavolo. In tutta onestà, sarebbe la persona sempre vicina alla chip leading, che arriverebbe ai final table senza magari mai vincere, sarebbe sempre nel mezzo della battaglia, ma alla fine della fiera soccomberebbe (con Daniel Craig, lol). Oh, l’asso nella manica? Tirare fuori una carota al tavolo, per poi colpire I fan".

E mangiali, quei  vegetali.

9. Liam Neeson

Liam Neeson è uno dei più versatili attori di Hollywood, e questa attitudine può diventare un asset necessario per salire di livello al tavolo da poker.

Prendete come esempio il suo personaggio nella trilogia di Taken, Bryan Mills. Un uomo con una specifica skill.

“Ho un ventaglio di abilità particolari, abilità che ho acquisito in tutta la vita. Abilità che fanno di me un incubo per persone come te”. Bryan Mills - Taken

Io gli credo, e così Kristy Arnett.

“Liam Neeson sarebbe un gran bel giocatore di poker”, confessa  Kristy Arnett. “Non si ferma davanti a nulla! Sbaglierò, ma credete sul serio che il vero Liam Neeson sia molto lontano dal suo personaggio di Taken”?

Penso la stessa cosa, Kristy.

10. Giancarlo Esposito aka Gus Fring

Il ruolo più famoso di Giancarlo Esposito da conoscere è il cattivo superagghiacciante di Breaking Bad. E, insieme al co-protagonista Aaron Paul, li ho incontrati alla Global Poker League (GPL), e non mi sarei mai seduto con loro nemmeno per un paio di HU durante le scene del film.

Di seguito, le parole di Scott O'Reilly sul perchè il personaggio di Esposito, Gus Fring, sarebbe un clamoroso giocatore di poker.

"Gus Fring sarebbe semplicemente impossibile da leggere, può seguire linee che nessuno tranne lui potrebbe immaginare ed ha il potenziale per effettuare una quadruple barreled in bluff in qualunque momento"!

Inoltre, avrebbe anche un enorme successo al tavolo servendo abbastanza pollo fritto da portarti all’infarto.

Ora tocca a te, quale celebrità pensi abbia le caratteristiche per sfondare al tavolo verde?

August 19, 2019

Che cos’è un TAG?

TAG significa “Tight-Aggressive”, e indica quel tipo di giocatore che entra in gioco solo con mani forti in preflop. Un TAG di conseguenza ha la tendenza a giocare con maggiore aggressività; spesso rilanciando o 3bettando, e si contrappone a quelli che vengono definiti i preflop cold-caller: ovvero quei giocatori che mantengono un profilo di gioco basso nella fase iniziale del gioco (tight-passive).

Prima di entrare nel vivo dell’aspetto tecnico di questo tipo di gioco, occorre analizzare quali sono i fattori che possono farci identificare un avversario TAG al tavolo; questi infatti molto spesso passano del tutto inosservati, almeno in un primo momento, proprio perchè gran parte delle loro giocate finisce inesorabilmente in muck.

Quando un giocatore TAG decide di giocare una mano in preflop, lo fa generalmente perchè ha una combinazione valida; è piuttosto raro infatti che in fase di showdown questi mostrino una mano non completa come ad esempio un J6o, di solito avranno una qualche coppia, un Broadway o un premium suite-connector.

Passiamo ora ad un’analisi più tecnica dei TAG, sentiti pure libero di passare al capitolo successivo se pensi di saper gestire con sagacia giocatori di questo tipo.

Prima di iniziare è consiglibile familiarizzare con i termini che seguono, visto che sono quelli di solito utilizzati per descrivere alcuni casi tipici e sono in largo uso dai giocatori online.

VPIP – Voluntarily Put In Pot – Indica la percentuale di tutte le mani che il giocatore decide di giocare. L’esatto VPIP di un TAG dipende generalmente se si gioca un 6-max nelle varie varianti di poker, o altro tipo di tavolo.

La maggioranza dei 6-max TAG gioca tra il 16, e il 25% delle mani. Un giocatore che gioca il 25% VPIP è generalmente considerato un TAG “loose/perdente”, mentre uno che ne gioca il 16% è considerato un TAG “nitty/essenziale”.

La maggioranza dei giocatori TAG in un tavolo full-ring gioca invece tra il 10, e il 18% delle mani. Anche qui il 18% rappresenta il TAG “loose/perdente”, mentre 16% un TAG “nitty/essenziale”.

PFR – Preflop Raiser – questo dato indica la percentuale delle mani giocate in modo aggressivo durante il preflop. Di norma il valore PFR è sempre minore (o uguale) a quello del VPIP per il semplice motivo che non è possibile giocare in modo aggressivo una mano senza mettere soldi nel piatto.

Considerando come di norma un TAG preferisca avere il controllo delle scommesse, vi sarà solo raramente una differenza superiore al 5% tra TAG IVIP e PFR. Se la differena diventa più sostanziale è molto porbabile che ci sia a fronteggiarci non tanto un TAG, quanto un giocatore tight-passive.

In un tavolo 6-max un giocatore che gioca il 20% delle mani in PFR è spesso considerato un “loose” TAG, mentre uno che gioca il 12% PFR è spesso considerato un “nitty” tag. Per i tavoli full-ring un giocatore che gioca più del 15% PFR è nel lato dei perdenti, mentre un PFR con meno del 8% si trova in quello dei nitty.

La debolezza fondamentale di un TAG

Il TAG è un ottimo stile di gioco, raccomandato soprattutto per i principianti, e per tutti i nuovi che si avvicinano al poker. Si dice infatti che con un approccio aggressivo si possano ottenere buoni risultati all’inizio e nello stesso tempo imparare il gioco nel medio periodo. D’altra parte, la maggioranza se non tutte le strategie di poker hanno sempre qualche contro indicazione, e il TAG non rappresenta un’eccezione a questa regola.

La verità è che la maggioranza dei TAG non è soggetta a prendere rischi, in caso lo fossero cadrebbero con facilità nella categoria dei TAG perdenti e da questa tendenza deriva il concetto generale per il quale i TAG non entrano in gioco con carte marginali, ma al contrario, solo dove e quando si sentono sicuri di poter portare a casa il piatto aumentando l’aggressività e naturalmente spalleggiati da una buona combinazione di carte personali.

Da questo, il modo migliore per disarmare un TAG, è quello di aumentare la pressione quando non è probabile che abbia una buona mano. Tuttavia è bene foldare quando è chiaro che il TAG, aumentando i volumi di scommessa nelle diverse fasi di gioco, proprio per il fatto che essendo questi giocatori che non tendono al rischio nè al bluff, è probabile se non sicuro che abbiamo una mano importante tra le dita.

Vediamo ora come applicare queste note a diverse situazioni di gioco.

Strategia di opposizione 1 – Mosse in preflop

I giocatori TAG spesso danno grande importanza a tecniche di 3bet in fase preflop. Questo in parte succede perchè non avendo ancora una visione completa del gioco aumentano il ritmo della partita sperando che altri giocatori ne seguano l’esempio, o che si ritirino.

Visto che i TAG non sono inclini a prendere rischi, saranno naturalmente riluttanti a chiamare un 3bet, o un bluff 4bet eccessivamente aggressivo. Per questo chi li vuole contrastare, o addirittura liberarsene deve aumentare la pressione in fase di preflop in caso abbia in mano un bluff almeno decente.

D’altra parte, se un TAG decide di andare in 3bet una volta che abbiamo aperto, dobbiamo gestire la cosa con maggiore cautela rispetto al solito. Le possibilità che l’avversario abbia una mano rilevante sono più alte del normale considerato il profilo del giocatore. Un TAG andrà in 3bet circa il 4-5% delle mani in preflop, mentre il LAG andrà in 3bet mediamente tra il 7, e il 10% delle volte.

6 handed, NLHE

6 handed, NLHE

UTG (100bb) TAG
MP (100bb)
CO (100bb)
BTN (100bb) Hero
SB (100bb)
BB (100bb)

Hero riceve As4s

UTG open-raises con 3bb. MP folda. CO folda. Hero?

In genere non dovremmo chiamare in una situazione come questa, soprattutto se il nostro avversario è un TAG; la nostra mano non sarà abbastanza forte. Siamo inoltre consapevoli che il loro range di apertura in posizione UTG è più forte che nella media. Di sicuro, potrebbe essere un’idea migliore aprire con un 3bet per attaccarli in ultima posizione.

D’altra parte, considerata la particolare natura di questi giocatori; ammesso pure che questi sembrino forti e sicuri, noi possiamo sempre sembrarlo di più se andiamo in 3bet con la massima decisione. Una situazione del genere può sfruttare la tendenza dei TAG di evitare rischi e mani marginali. Loro hanno delle buone carte che non vogliono sprecare in preflop, ma nello stesso tempo non saranno inclini a prendere un rischio eccessivo con extra chip quando per loro c’è la concreta possibilità (o il semplice sospetto) che la nostra mano possa essere un AA/KK.

Se un TAG si lancia in un 4bet in una situazione come questa il rischio per noi diventa davvero alto, e ne potrebbe venire fuori una mano al vetriolo. In casi del genere meglio considerare seriamente di ripiegare in un fold. Come regola generale i TAG non andranno in 4bet solo con AK, preferendo un più moderato call.

Dato il fatto che un TAG mediamente rilancia in apertura il 13% delle mani, e continua intorno al 3.5% delle volte quando contrasta un 3bet, si può desumere che possono foldare anche oltre il 70% delle volte in situazioni analoghe. Un approccio di gioco di questo tipo, se saputo gestire,  può farci guadagnare chip senza neanche arrivare al flop.

Naturalmente non stiamo sostenendo che non si debba fare un 3bet con bluff contro una delle late position che apre, anzi una mossa del genere potrebbe portare ad un buon profitto se effettuata contro un TAG. Il punto è che quando siamo in 3bet contro una late position, veniamo percepiti come deboli, come deboli sono le possibilità di chi apre cosa che può di certo lavorare in nostro favore.

Consideriamo ora una situazione dove siamo noi ad affrontare un 3bet.

6 handed, NLHE

6 handed, NLHE

UTG (100bb) Hero
MP (100bb)
CO (100bb)
BTN (100bb) TAG
SB (100bb)
BB (100bb)

Hero apre rilanciando 3bb. MP folda. CO folda. BTN 3bet fino a 10bb, SB folda, BB folda, Hero?

Abbiamo già affrontato l’argomento, sottolineando come questa sia una situazione perfetta per mostrare i muscoli in partita. Comunque, il fatto che si tratti di una posizione eccellente per un bluff, non vuol dire che il TAG colga la cosa ed esegua la strategia. Tenete presente che il profilo del TAG lo porta ad evitare il rischio e potrebbe essere intimorito di fronte ad un 3bet contro un ampia gamma di opzioni forti. Considerato quest’ultimo aspetto, in una situazione del genere, un TAG avrà una mano forte la gran parte delle volte, ed è per questo che è consigliato foldare, almeno come regola generale.

Strategia di opposizione 2 – Attenzione agli attacchi in postflop

Sarebbe assurdo pensare che tutti i TAG giochino nello stesso modo. La verità è che ci sarà sempre qualcuno più portato al bluff di altri. Un buon TAG dovrebbe bluffare con frequenza visto che gli avversari saranno portati a credere che ha sempre una buona mano, soprattutto se è stato colto (o ha volontariamente fatto cogliere) il suo modo di giocare.

In ogni caso è bene ricordare che i TAG non saranno predisposti a bluffare troppo spesso, e di norma andranno sempre in postflop con una mano di valore. Quindi, se abbiamo di fronte un TAG che inizia a puntare, specialmente se lo fa in più fasi di gioco, è bene tenersi pronti ad un fold.

6 handed, NLHE

6 handed, NLHE

UTG (100bb)
MP (100bb)
CO (100bb) TAG
BTN (100bb) Hero
SB (100bb)
BB (100bb)

Hero riceve JhTh

UTG folda, MP folda, CO apre con 3bb, Hero call con 3bb, SB folda, BB folda.

Flop (7.5bb)

Jc5s2h

CO scommette 5bb, Hero chiama 5bb

Turn (17.5bb)

3c

CO scommette 12bb, Hero chiama 12bb

River (41.5bb)

9d

CO scommette 30bb, Hero?

Fatti alla mano, abbiamo ancora in mano una coppia alta, quindi esiste una possibilità che la nostra combinazione sia quella migliore. Ma se ci soffermiamo a pensare a quali mani potrebbe avere il nostro avversario; mani rilevanti che lo hanno spinto ad andare fino in fondo nella partita, si può facilmente pensare che questi non possa avere una mano peggiore della nostra. Un J8 (la mano peggiore dopo la nostra) non sembra una combinazione abbastanza forte da aver spinto un TAG fino a questa fase di gioco.

Quindi sembrerebbe che l’unica situazione vincente per noi sia quella in cui il nostro avversario stia bluffando, ma quante probabilità ci sono che sia così? Le possibilità di un bluff dipendono totalmente dal tipo di avversario che ci fronteggia, e in questo caso abbiamo di fronte un TAG: il tipo di giocatore che per natura evita i rischi. Le probabilità che questi abbia corso per l’intera partita con un bluff in mano si riducono drammaticamente.

La nostra coppia in questo caso vale pochissimo, e rappresenta un fold quasi scontato quando nello scenario di fronte a noi c’è un TAG.

Strategia di opposizione 3 – Attacca ad ogni esitazione!

Assodato che un TAG generalmente gioca le sue mani in modo aggressivo, potrebbe essere un vero e proprio regalo se inizia a fare check. Nella gran parte dei casi un check da parte di un TAG indica debolezza.

Nota che in genere questo succede in situazioni in cui un TAG è stato l’aggressore nel preflop.

6 handed, NLHE

UTG (100bb)
MP (100bb)
CO (100bb) TAG
BTN (100bb) Hero
SB (100bb)
BB (100bb)

Hero riceve Jh9h

UTG folda, MP folda, CO apre con 3bb, Hero chiama 3bb, SB folda, BB folda.

Flop (7.5bb)

Tc7s2h

CO scommette 5bb, Hero chiama 5bb

Turn (17.5bb)

3c

CO check, Hero?

Lo sviluppo della prima parte della partita è in qualche modo standard. Abbiamo una mano che è chiaramente una mano abbastanza forte da giustificare una cold call, immediatamente con una coppia alta al flop, ed una carta dello stesso seme non avrebbe alcun senso foldare.

Successivamente, nonostante abbia attaccato fino alla fase precedente di gioco il TAG decide di fare check. Immediatamente una campanella deve suanare nella nostra mente, perchè un check, e perchè proprio adesso? La gran parte dei TAG avrebbero continuato a giocare con qualsiasi combinazione, quindi perchè passare da una strategia di cbet fino ad una resa?

Alcuni giocatori potrebbero rispondere per errore ribadendo il check, magari perchè non hanno una mano significativa e non vogliono ritrovarsi con il TAG a rilanciare al giro successivo. C’è da dire che uno scenario del genere è davvero raro e che il TAG sarà spinto a foldare di fronte ad un nostro raise, che rimane per questo la scelta più sensata.

Tirando le somme

Il modo in cui un TAG viene affrontato e sconfitto si basa sul puntare a tutti i piatti per i quali questi non hanno dimostrato un vero interesse. Quando durante il gioco un TAG inizia ad incrementare i volumi di scommessa, si può ritenere con certezza che questi sia anche ben servito. Meglio foldare; solo così possiamo schivare la minaccia di arrivare fino al fondo di una mano inutile, quel tipo di mano dove anche se abbiamo un punto, con una buona dose di certezza quello del TAG sarà più alto.

May 21, 2019

Di Chad Holloway

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Chad Holloway ha vinto il braccialetto alle WSOP 2013. In precedenza aveva lavorato per PokerNews come managing editor e live reporter.

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Nel mondo dei tornei un giocatore può trovarsi costretto a fare delle mosse prima di quanto avrebbe davvero voluto. Può succedere infatti che al crescere della pressione, con il livello dei bui che insesorabilmente punta verso l’alto ci si trovi costretti a muoversi in un certo modo per evitare di rimanere troppo corti di stack, e questo anche se la situazione non è quella ottimale.

Certo, in caso si abbia il lusso di non doversi preoccupare delle chip, è auspicabile saper attendere la situazione ottimale per sfruttare al meglio le proprie chance, e lasciar correre la tentazione che può nascere di andare a fondo in una situazione marginale.

Ma sfortunatamente non è così che funzionano i tornei di poker. Non è possibile attuare un gioco isolato che non preveda una strategia globale. C’è un aspetto che deve essere sempre tenuto in considerazione, un aspetto estraneo al mondo del cash: durante il corso di un torneo il gioco deve essere costruito a lungo termine.

Il migliore approccio ad un tavolo di torneo è quello di tenere sempre in considerazine il nostro stack e il livello dei bui. Il punto è di mantenere l’ammontare delle nostre chip “sano” in relazione ai bui, e grazie a questo poter sviluppare le nostre strategie senza pressioni esterne. Se solo ci fosse una formula per calcolarlo...

In effetti c’è – è chiamata comunemente “M-ratio”, oppure in gergo solamente “M”.

Poker fattore M – Il calcolo

La logica che c’è dietro a “M” è quella di tenerci sempre aggiornati su quante mani ci rimangono in relazione alla misura del nostro stack e quella dei bui/ante.

M Ratio

Andiamo ora a calcolare la nostra M in una situazione semplice di un torneo.

Domanda – Abbiamo 1.000€ nel nostro stack. Lo SB è di 10€, il BB di 20€, l’ante di 1€ e stiamo giocando un 10-handed. Qual’è il valore del nostro M?

Ora definiamo i fattori rilevanti della formula. “Ante” indica il totale degli ante che sono giocati in un giro (orbita) e viene calcolato così:

Ante * numero di giocatori al tavolo

Lo scopo è quello di isolare l’ammontare degli ante di un intera orbita di gioco (il numero di mani uguale al numero dei giocatori seduti al tavolo). Quindi in questo caso se il valore individuale di un ante è di 1€ e verrà pagato 10 volte, il valore da prendere in considerazione è quello di 10€ in ante per ogni orbita.

M = 1000€ / (10€ + 20€ + 10€) 
M = 1000€ / 40€ 
M = 25

Un M di 25 significa sostanzialmente che possiamo giocare altre 25 orbite, dando per scontato che la struttura delle mani rimanga la stessa. Cosa che di certo non succederà  visto che con il crescere dei livelli cambieranno le condizioni di gioco (SB, BB, ANTE)  è il valore di M potrà ridursi anche in modo considerevole.

Quindi avere 25 M in un torneo regolare, non è la stessa cosa che averlo in un torneo ultra-turbo. La struttura dei bui deve sempre essere presa in considerazione.

Usare il valore M per prendere decisioni

Una volta chiarito come calcolare il valore di M, occore fare in modo che questo ci sia utile durante il torneo, e che possa essere utilizzato per definire e supportare la nostra strategia  di gioco.

Nel suo libro Harrington on Hold'em, Dan Harrington descrive alcune linee generali su come valutare ed utilizzare M. Nel libro sono inoltre isolate diverse situazioni di gioco dove M potrebbe non essere effettivo, e descritti invece quelli che dovrebbero essere i risultati di un utilizzo ben fatto del valore M. Vediamo quali sono le situazioni possibili:

M è maggiore di 20 – La Zona Verde – Con un M maggiore di 20 possiamo concederci il lusso di applicare lo stile di gioco che preferiamo; sia questo un gioco chiuso oppure aggressivo. L’ampiezza dello stack ci concede tutto il tempo per aspettare che ci vengano servite carte rilevanti oppure di aumentare la pressione giocando con aggressività, bluffando o concedendoci anche qualche rischio. Perdere qualche mano non è un problema rilevante in una situazione come questa, il nostro stack è abbastanza grande da concederci molte possibilità di recuperare di fronte ai diversi scenari che possono presentarsi.

M è compreso tra 10-20 – La Zona Gialla – Qui si inizia a sentire la pressione del gioco. A questo punto occorre iniziare a cercare le situazioni migliori per giocare le nostre carte, visto che le mani che erano giocabili con maggiore leggerezza nella zona verde ora potrebbero rivelarsi molto più pericolose considerata la minore flessibilità di gioco dovuta ad uno stack più ridotto.

M è compreso tra 6-10 – La Zona Arancione – La pressione a questo punto è tangibile e occorre evitare ogni tipo di spreco di chip. Entrare in gioco senza una strategia o senza delle carte rilevanti è diventato rischioso. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di sfruttare al massimo la posizione di gioco; se siamo infatti noi ad aprire rilanciando possiamo sperare di avere maggiori probabilità di portare al fold i nostri avversari e guadagnare il piatto. A questo punto ogni chip conta.

M è compreso tra 1-6 – La Zona Rossa – Abbiamo raggiunto quello che viene definito in gergo tecnico lo stadio del push/fold di un torneo di poker. Abbiamo di fronte a noi solo due opzioni: andare all-in o foldare.

M è inferiore a 1 – La zona Morta – Trovarsi in questa situazione va evitato ad ogni costo. Nella zona morta ormai quasi tutto dipende dalla fortuna, e noi vogliamo improntare il nostro stile di gioco sull’abilità e non sulla mera sorte. Unica cosa da fare è aspettare il momento che siamo i primi a parlare e andare all-in, sperando in un colpo di fortuna. Non mancano nelle cronache giocatori che hanno vinto grandi tornei partendo dalla zona morta, quindi non tutte le speranze sono perdute, anche se nella gran parte dei casi trovarsi in questa situazione vuol dire aver perso il torneo.

Modifiche per i tavoli Shorthanded

L’utilizzo del calcolo di M funziona con i tavoli di ogni entità. Il numero di giri che ci rimangono non cambia in modo significativo in base al numero dei giocatori al tavolo. La differenza sarà, considerato che verrà pagato un ammontare diverso di ante, che avremo un numero leggermente maggiore di orbite, dando per scontato che il tavolo tenderà a diminuire i suoi partecipanti. (Generalmente i tavoli diminuiscono il numero di giocatori solo quando ci si avvicina al tavolo finale. In un torneo, per la gran parte della sua durata, di questi verrà sfruttata la piena capacità).

Un M di 5 ad un tavolo 5-handed è lo stesso che averlo in uno da 10? Decisamente no. Nonostante il numero dei giri giocabili non verrà intaccato di molto, ci ritroveremo ad avere il doppio delle opportunità di giocare nel tavolo 10-handed.

Per aiutarci a gestire situazioni di questo tipo è stato introdotto un correttivo alla formula conosciuto con il nome di Effective M, che considera il fatto che occorre prendere decisioni più velocemente quando il tavolo diventa più corto. Al contrario la formula classica viene denominata Simple M.

La relazione tra le due è la seguente:

Effective M

In sostanza stiamo prendendo in considerazione un valore di Simple M basata su quanto è pieno il tavolo, presupponendo questo contenga 10 giocatori. Quindi se un giocatore ha un Simple M di 10 in un tavolo da 5 handed, avrà un effective M di 5.

Ok, cerchiamo ora di tirare le somme:

Domanda – Stack effettivi 1.000€. Bui da 20/40€ con ante da 2€. Siamo 5 handed. Come si calcolano simple M e effective M?

Okay, a questo punto dovresti essere in grado di calcolarlo da solo, in ogni caso quella che segue è la soluzione:

Simple M

1.000€ / (20€ + 40€ + (2€ * 5)) 
1.000€ / (20€ + 40€ + 10€) 
1.000€ / 70€

Simple M = 14.3

Effective M

14.3 * (5/10) 
14.3 * 0.5

Effective M = 7.15

Quindi, ricordati di calcolare la M-ratio la prossima volta che siedi ad un tavolo di poker, e di usarla per meglio calibrare la tua strategia di gioco; qualunque sia la fase del torneo in cui ti trovi.

January 27, 2019

Di Chad Holloway

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Chad Holloway ha vinto il braccialetto alle WSOP 2013. In precedenza aveva lavorato per PokerNews come managing editor e live reporter.

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Un montepremi di 150.000€ da dividere in 4 nell’arco di soli 13 minuti, con un buy-in di appena 15€: per ogni giocatore di poker del mondo sarebbe semplicemente un sogno, per i giocatori di 888poker è realtà. Nel pomeriggio di sabato 1 dicembre infatti 4 fortunati giocatori di 888poker hanno letteralmente centrato il Jackpot: iscrivendosi ad un Sit & Go Blast da appena 15€ hanno visto il montepremi salire fino a 150.000€ in una partita da 13 minuti, peraltro con la certezza di andare tutti e 4 a premio. I primi due giocatori eliminati, Skizzo79 di Alghero e Bruneta30 di Caltagirone, provincia di Catania, si sono portati a casa entrambi 15.000€, moltiplicando quindi 1.000 volte l’importo del buy-in. Ancora meglio è andata ai primi due classificati, entrambi pugliesi: Leonisinasce di Apricena in provincia di Foggia ha messo le mani su 30.000€, mentre il vincitore Francesc381 di Acquaviva delle Fonti (Bari) ha portato via dal tavolo la bellezza di 90.000€, un premio che moltiplica ben 6.000 volte l’importo pagato per l’iscrizione. Su 888poker i sogni diventano realtà: scopriamo di più su questi S&G Blast!

Con Blast 888poker porta il concetto di Jackpot all’interno dei Sit &Go: quattro giocatori si siedono ad un tavolo per giocare una partita a tempo limitato, appena il gioco inizia parte il conto alla rovescia e quando il tempo arriva a 0 tutti i giocatori vanno automaticamente all-in ad ogni mano, finché non c’è un vincitore. La particolarità è la presenza del Jackpot, che si rivela non appena inizia il gioco e che moltiplica fino a 10.000 volte il buy-in. Maggiore sarà il moltiplicatore del Jackpot, maggiore il tempo disponibile per giocare. Si tratta, dunque, di un torneo super turbo di Texas Hold’em per quattro giocatori, con la caratteristica di un Jackpot a sorpresa che rimane nascosto fino a quando non ha inizio la partita. Giocare ad un Blast è facilissimo, basta andare sulla lista dei Blast Sit & Go cliccando sul tasto BLAST nella lobby di 888poker.
 

December 4, 2018

Di Hyacinth Swanson

Hyacinth Swanson
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Hyacinth Swanson è una giocatrice di poker part-time dedita ai tornei live e online, che ama scrivere e curare contenuti sul mondo del poker. Gestisce attualmente la società di marketing PurpleGob.com.

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Bluff poker

Nell’immaginario comune, quando si pensa al bluff, viene subito in mente il retrobottega di qualche bettola, dove in un ambiente fumoso due giocatori si affrontano con di fronte un piatto fatto di pacchi e pacchi di banconote. Un gangster dai capelli brizzolati seduto ad uno dei lati del tavolo guarda in cagnesco il suo avversario dietro le lenti dei suoi occhiali da sole firmati. Sul tavolo oltre ai pacchi di banconote, le chiavi della macchina, dello yacht e di una delle sue ville nel sud della Francia.

L’altro, guardando il tavolo stupefatto, e nonostante il punto che tiene tra le mani fa dietro front non potendosi permettere un rischio così grande, e folda. Solo a questo punto un sorriso sornione appare sulle labbra del gangster che ha appena raccolto i frutti di un bluff fatto a regola d’arte.

“Ci vediamo alla prossima ragazzo, non te la prendere”.

La cosa che emerge chiara di fronte a questo scena è che per lo più non tutti si rendono conto di quale sia davvero la cornice e lo svolgimento di un bluff, e di quale sia la logica che si nasconde dietro al più celebrato dei momenti di questo splendido gioco.
 

Mito 1 – Il Bluff comporta grandi rischi e richiede scommesse importanti

Per quanto rimanga indiscusso che i grandi bluff da all-in siano tra tutti quelli che raccolgono maggiore attenzione nel mondo del poker, la verità è che questi rappresentano solo una piccola percentuale dei bluff che si consumano ai tavoli da gioco. La maggior parte di questi infatti avviene in situazioni in cui pensiamo che i nostri avversari non siano interessati al piatto, e con una quantità tutto sommato limitata di chip.

Da qui la prima quastione: come facciamo a sapere se il nostro avversario sia interessato o no al piatto? Di norma possiamo cogliere le sue intenzioni in base alle sue azioni; in sostanza dobbiamo metterci alla ricerca di eventuali segni di debolezza. Immagina il seguente scenario: facciamo call da BB contro un open raise del BTN. Facciamo check al flop, e il nostro avversario decide di fare lo stesso come nell’immagine qui sotto:
 

bluff

 

Cosa pensi della mossa del nostro avversario con il suo check durante questa mano? Un atteggiamento del genere può suggerirci che sia piuttosto improbabile che abbia in mano un punto rilevante, altrimenti non avrebbe senso il fatto che rallenti così vistosamente il gioco. Molto probabilmente il nostro avversario è bloccato con in mano una combinazione rischiosa che molto probabilmente non può andare oltre una coppia di Jack, altrimenti dopo il flop si sarebbe mosso con maggiore decisione.

Una situazione del genere suggerisce che con grande probabilità un bluff al turn ha ottime possibilità di riuscire, ancora di più se si prosegue con una puntata anche al river. Quindi anche se alla fine non riusciamo a farlo foldare, soprattutto in caso abbia davvero una coppia di Jack, possiamo confidare su probabilità abbastanza solide, sppure basate sull’intuizione, che le carte in mano siano ben più deboli.
 

Mito 2 – Un bluff fallito non porta a nessun guadagno

Hai mai provato la frustrazione di vederti scoppiare un bluff da un avversario con una coppia minima con la quale avrebbe dovuto foldare? Beh non sei l’unico, e ogni volta che succede niente può toglierci da dosso la sensazione di aver commesso un errore bleffando.

L’aspetto più interessante dei bluff è che non devono funzionare il 100% delle volte per essere redditizzi. Esiste infatti una formula molto semplice che possiamo applicare per calcolare la frequenza con cui un bluff deve funzionare per portarci a guadagnare nel lungo periodo.

Rapporto percentuale tra il valore del piatto totale inclusa la nostra scommessa, e quest’ultima = Percentuale di tempo in cui un bluff deve funzionare.

Prima di alzare le braccia al cielo e dire che non hai capito, prova a calcolare la frequesnza in cui il nostro bluff deve funzionare nella situazione descritta qui in basso:

Siamo al river con 50bb nel piatto, facciamo un bluff per 25bb. Quanto spesso il nostro bluff deve funzionare? Concediti qualche minuto di riflessione prima di applicare la formula descritta qui in alto.

Prima cosa, cosa si intende per piatto totale?
Facciamo i conti abbiamo 50bb già nel piatto, ai quali si aggiungono i 25bb della scommessa. Quindi il piatto totale è di 75bb.

A quanto ammonta l’investimento del bluff?
Il bluff è di 25bb, e questo è l’ammontare investito.

Quindi, quale percentuale del piatto è?
25/75 = 33%

Questo vuol dire che il nostro bluff deve funzionare solo il 33% delle volte. A dire il vero questo è un concetto tutt’altro che intuitivo. Puoi immaginare una situazione in cui il nostro avversario chiama il 65% delle volte che bleffiamo al river? Ad un primo approccio il nostro buon senso ci suggerisce di interrompere subito il bluff visto che questo rischia di fallire per la maggior parte delle volte. Ciò nonostante, visto che ci sono già soldi in gioco, il fatto che il nostro bluff funzioni il 35% delle volte significa che stiamo lentamente generando profitto e che dovremmo continuare in questa direzione.
 

Mito 3 – Il bluff è una scelta

Se hai avuto già modo di leggere l’articolo  sul valore delle scommesse, dovresti sapere che scommettere in determinate situazioni è obbligatorio, visto che le probabilità sono tutte dalla nostra e ritirarsi dal gioco potrebbe voler dire anche rinunciare ad un bel profitto. 

I bluff non sono diversi, ci sono alcune situazioni nel gioco in cui sarebbe assurdo non bleffare, tuttavia molti giocatori non considerano il bluff come una parte integrante delle strategie di gioco rilegandolo piuttosto a momenti di mera ispirazione.

Quindi che cosa rende il bluff una parte sostanziale del gioco, e non una semplice opzione da tirar fuori all’occorrenza? Immagina di avere di fronte un avversario che gioca solo in funzione delle sue carte senza mai bleffare, come lo giudicheresti? Come contrasteresti il suo gioco? Beh, nel modo più semplice, se lui decide di scommettere meglio ritirarsi a meno che non si abbia una mano forte. E se non scommete, per intuizione sapremo che in mano non ha nulla, e quindi con qualche piccolo bluff potremo fargli fuori il piatto.

Non è escluso che alcuni di voi pensino di aver avuto un discrete successo ai limiti più bassi senza effettuare nessuno bluff. E che proprio in questo momento si domandino come sia stato possibile. In genere questo succede quando ci siamo confrontati con giacatori di basso livello che non hanno basato il oro gioco sulla lettura dell’avversario. In ogni caso quel che conta sottolineare è che non bleffare mai vuol dire rinunciare ad una parte importante delle possibilità di gioco, e che lo stesso può trasformarsi in un boomerang se al tavolo siedono giocatori più preparati. Quindi effettuare dei bluff è fondamentale ad ogni limite per le seguenti ragioni:

  1. Ai micro-stake molto spesso bleffare non è determinante in partita, ma in caso lo si faccia questo può incrementare in modo significativo la nostra percentuale di vincita. 
  2. Ai limiti più alti, contro avversari di valore, il nostro modo di giocare potrebbe essere letto come un libro aperto se non confondiamo le acque con qualche bluff.

 

Qualche consiglio

  1. Ricorda che la gran parte dei bluff sono di piccola entità. 
  2. Calcola quanto spesso i bluff devono funzionare nelle diverse situazioni. (ad esempio se i nostri avversari foldano più del 67% delle volte di fronte ad un 3bet, possiamo portare a casa il piatto con qualunque coppia dei carte).
  3. Massima attenzione ad ogni segnale di debolezza da parte dei giocatori, una volta colto, questo si trasforma nel terreno ideale per un bluff. 
  4. Ricorda che anche se un bluff viene chiamato, nel lungo periodo potrebbe risultare comunque profittevole. 
  5. Non ti scoraggiare di fronte al fallimento di alcuni tuoi bluff. Il punto non è il bluff, ma probabilmente il modo in cui lo stai facendo.

 

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December 31, 2017
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Mettiamola così, siamo appena arrivati ad un punto fondamentale nella nostra carriera di giocatori di poker, realizzando che è realemente possibile guadagnare soldi giocando ai tavoli cash, e abbiamo capito che lo è altrattanto cavandosela bene nei tornei. Quale scegliere tra queste due modalità di gioco? La gran parte dei giocatori arriva naturalmente a scegliere una delle due discipline, mentre altri continuamo a giocare in entrambi i formati. Quali sono i fattori che vanno presi in considerazione se si vuole decidere se specializzarsi nel poker cash, o nei tornei?

Le basi

Fermiamoci un attimo prima di andare avanti, e iniziamo dalle basi. La prima domanda da farsi è: quali sono le principali differenze tra questi due modelli di gioco?

Poker Cash 

  • Possiamo sederci, giocare e lasciare il tavolo senza vincoli di tempo.
  • Possiamo effettuare rebuy e acquistare nuove chip in ogni momento.
  • Il costo dei blind non cambia durante il gioco.

Tornei   

  • Un giocatore rimane in gioco finchè ha chip.
  • Non sono ammessi rebuy se non espressamente previsti e a determinate condizioni.
  • I blind crescono nel tempo all’aumentare dei livelli di gioco.

Per quanto sottili le differenze queste hanno un impatto abbastanza profondo sullo stile di gioco, e naturalmente su alcune delle strategie da applicare in partita. I punti che seguono potranno esserti di aiuto per decidere qual’è il formato di poker che più si addice al tuo gioco.

Il fattore tempo

In caso non si abbia una libera disponibilità del proprio tempo, meglio puntare tutto sui tavoli cash. Nel poker cash è possibile prendere parte al gioco in ogni momento, giocare tutte le mani che si desiderano e mollare il tavolo non appena di questo se ne sia avuto abbastanza. E questo è ancora più evidente nel caso di gioco nella modalità “Snap” nella quale i tempi di attesa sono ridotti all’osso a tutto vantaggio dell’azione di gioco. Fino a qualche tempo fa infatti sarebbe stato tecnicamente impossibile giocare per meno di 5 minuti visto che solamente ricevere un tavolo e attendere l’azione avrebbe richiesto più tempo.

Nel mondo dei tornei, di norma, è necessaria una maggiore quantità di tempo; infatti giocare un evento MTT richiede generalmente almeno 8 ore. Quindi, senza considerare che in caso di bust è possibile uscire fin dalle prime battute di gioco, è consigliabile armarsi di una buona quantità di tempo libero prima di registrarsi; cosa per lo più scontata se si tratta di giocatori professionisti, ma che rimane ben più complessa da gestire se il giocatore di turno deve fare i conti con il lavoro, la fidanzata o gli impegni quotidiani della propria famiglia.

Importante nota a margine: non tutti i tornei prevedono lunghe sessioni di gioco, infatti esiste la possibilità di giocare nei tornei “Sit-n-Go”. Anche per questi occorre un impegno in termini di tempo, ma di gran lunga più gestibile di quello dei tornei MTT, visto che si tratta di un ora o poco più, e i tornei iniziano nel momento che l’ultimo giocatore richiesto prende posto al tavolo. Naturalmente la posta messa in palio è decisamente inferiore se comparata a quella di un torneo di grande portata, ma rimane il fatto che velocità e semplicità di gioco hanno di sicuro un valore aggiunto non indifferente.

La varianza

Esiste un motivo per il quale molti giocatori professionisti preferiscono il poker cash ai tornei e si chiama “varianza”, e questa è decisamente più rilevante nei tornei che nel poker cash. Naturalmente l’impatto della varianza può essere limitato dalla scelta di tornei dalla portata ridotta, ma in ogni caso una volta fatta la scelta di entrare nel mondo degli MTT occorre essere pronti ad affrontare la variabile imprevedibile della varianza.

Nei casi più estremi, un giocatore di poker cash che gioca volumi rilevanti può non andare a profitto per più di un mese semplicemente perchè in piena ad un onda negativa (appunto la varianza). Per un giocatore professionista di MTT la situazione si fa perfino più seria. Un pro che si dedica ai tornei può infatti subire una varianza negativa per oltre 6 mesi e non vedere alcun ritorno dei suoi investimenti di gioco. E tenete conto che stiamo descrivendo un profilo di giocatore specializzato negli MTT online, e che di conseguenza ne gioca con costanza un numero più che rilevante. Se poi spostiamo il focus sui giocatori di tornei live, la storia e le cronache sono piene di giocatori che rimangono fuori da vincite rilevanti per anni, fino ad arrivare a quelli scoppiati che di vincite non ne vedono neanche l’ombra, nè di grandi, nè tanto meno di piccole.

In ogni caso, c’è un evidente aurea di prestigio che circonda i giocatori vincenti nei tornei. Potremmo avere di fronte un campione di cash, capace di vincite importanti, e averlo coperto da una coltre di totale anonimato. La vincita di un torneo di rilievo mediatico rappresenta il traguardo ideale per raggiungere la notorietà nel mondo dei giocatori di poker. Come non riconoscere l’enorme impatto di patos che c’è nel partecipare ad un tavolo finale di un grande torneo, dove si sommano ore e ore di gioco e dove l’abilità dei giocatori è messa spesso in bella mostra avendo piena copertura mediatica. Rimane poco da aggiungere sull’argomento, se cerchi la notorietà o di vivere del poker anche il suo aspetto più mondano meglio mettere da parte il cash, e dedicarsi ai tornei senza esitare. Se al contrario metti al primo posto il profitto, beh punta al cash e non voltarti indietro.

Abilità di gioco

C’è una sottile differenza nelle caratteristiche richieste dalle due modalità di gioco. Nel poker cash è auspicabile che un giocatore si sieda al tavolo con nella gran parte dei casi uno stack di almeno 100bb (grandi bui). Naturalmente questo valore può cambiare a seconda delle caratteristiche degli avversari al tavolo, ma possiamo dire che 100bb sono il giusto punto di partenza se si vuole fare sul serio.

Nei tornei lo stack iniziale cambia costantemente. Come nei cash game spesso si parte con 100/150bb, ma con il passare dei livelli il costo dei bui aumenta portando almeno una parte dei giocatori ad essere corti di stack, e questo può cambiare drasticamente le sorti di gioco di qualsiasi giocatore, anche tra quelli più preparati. Infatti, una volta scesi sotto una soglia critica di bb, i giocatori sono costretti per lo più a fare scelte preflop, non avendo abbastanza chip per entrare in partita se non con la massima possibilità di portare a casa il piatto (situazione comunemente denominata push-or-fold).

Giocare con meno di 20bb effettivi è molto raro nei tavoli cash, per questo i giocatori di torneo sviluppano delle capacità che non sempre sono note ai quelli del cash, appunto perchè poco necessarie. Nei tornei per esempio si sono sviluppate nel tempo tecniche specifiche per aiutare i giocatori a gestire una fase di gioco in cui sono corti di bui, e calcolare per esempio le possibilità di push/fold in fase di preflop. Dall’altra non manca chi sostiene che giocare con 100bb richiede maggiore abilità, e che quindi il cash è il vero poker dei duri. A ognuno la sua.

Rimane fondamentale comprendere che durante un torneo il fattore tempo ha un impatto importante che non c’è nel poker cash. Ogni mano nel cash inizia con la stessa struttura, mentre nei tornei la struttura è in costante mutamento, e questo ha un influenza diretta sulle decisioni che vanno prese. Qualcosa che sembra corretto in fase di pre-flop, può risultare molto meno appropriato considerato quanto tempo rimane fino al passaggio al livello successivo, o al momento dello scoppio della bolla. Fatte queste considerazioni possiamo sostenere che le decisioni nei tornei sono molto più dinamiche rispetto a quelle del cash, per loro natura più statiche.

Di conseguenza essere dei giocatori competenti nel mondo del cash, non significa esserlo anche nei tornei MTT, o viceversa. Questo è il motivo per il quale molti giocatori scelgono di specializzarsi in una delle due modalità: entrambe richiedono delle abilità specifiche, e certamente concentrarsi in quella più adatta alla propria natura permette di massimizzare i risultati, e quindi anche guadagni e divertimento.

Tuttavia rimane comune una certa fluidità nel gioco, ed è un fatto evidente che avere fondamenti solidi nel gioco dei tornei può essere di grande aiuto quando ci si trova ad affrontare un tavolo cash con uno stack molto corto. D’altra parte avere buone capacità di gestione di 100bb nel cash può supportare qualsiasi giocatore impegnato nelle prime fasi di un torneo. Per tirare le somme, non c’è una demarcazione assoluta tra le due discipline, è sempre possibile godere e divertirsi partecipando ad entrambe, quindi il tutto si riduce ad una libera scelta personale.

Sommario: cash contro tornei

Cash

Tornei

Sempre disponibile

Prevede un impegno di tempo

In media richiede maggiori abilità

In media richiede meno abilità

Minore impatto della varianza

Maggiore impatto della varianza

Il gioco ripete se stesso senza cambiamenti

Il gioco cambia costantemente, fino a tavolo finale

Come è chiaro da questa riflessione non esiste una risposta giusta, o sbagliata. Ma il nostro consiglio rimane quello di fare un attenta lettura di quanto esposto, e poi prendere la nostra direzione.
 

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December 25, 2017

Di Chad Holloway

Chad Holloway
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Chad Holloway ha vinto il braccialetto alle WSOP 2013. In precedenza aveva lavorato per PokerNews come managing editor e live reporter.

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A livello mondiale le due varianti di poker più popolari sono senza dubbio il Texas Hold’em e l’Omaha, ma quali sono le principali differenze tra queste due modalità di gioco? Quali le caratteristiche richieste ai giocatori per giocare al meglio l’una, o l’altra variante?

Come prima cosa è necessario analizzare le regole di entrambe queste varianti; sottolineando subito che ad una prima analisi, in termini di modalità di scommessa, i due giochi per lo più si equivalgono presentando 4 giri: preflop, flop, turn e river.

Allo stesso modo anche il classifica del valore delle mani è identica, con la Scala Reale come punteggio massimo per Texas Holdem - Omaha.

  • Nonostante le diverse similitudini fra le due varianti, ci sono importanti differenze che caratterizzano il Texas Hold'em e l'Omaha.
  • Tali differenze riguardano innanzitutto alcune regole fondamentali sullo svolgimento del gioco, alcune delle quali rendono l'Hold'em più semplice e più facilmente fruibile dai principianti del poker.
  • Le diversità regolamentari si ripercuotono significativamente sul tipo di strategia da adottare nonché sul livello medio della concorrenza con cui i giocatori sono chiamati a confrontarsi per avere successo nel poker. 
     

Omaha vs Hold’em – Le Regole

Quindi, dove si nascondono le differenze tra queste due varianti di gioco?

La prima differenza tra Texas Holdem - Omaha sta di certo nel numero di carte che vengono distribuite ad ogni giocatore prima del flop. Nel Texas Hold’em ogni giocatore riceve 2 carte, mentre nell’Omaha vengono distribuite 4 carte ognuno. Questo fattore evidenzia subito una differenza sostanziale: nell’Omaha è molto più semplice ottenere combinazioni di carte rilevanti.

La seconda differenza tra Omaha e Texas Hold'em consiste nel numero delle carte personali che devono essere usate per ottenere la combinazione migliore. In entrambe le varianti infatti una mano deve essere costituita dalla migliore combinazione possibile di 5 carte; composte queste dalle carte personali distribuite ad ogni giocatore all’inizio della partita e dalle carte comuni presenti sul tavolo di gioco. E qui emerge la seconda differenza: la costruzione della mano e l’uso delle carte personali cambia a seconda si giochi a Texas Hold’em, o Omaha:

Nel Texas Hold’em si possono usare entrambe, una o nessuna delle carte personali per costruire la propria mano. Per esempio, se ci sono 4 carte di cuori sul tavolo e teniamo in mano un asso dello stesso seme abbiamo ottenuto un colore (flush). Mentre nel caso dell’Omaha vanno sempre usate due delle carte ricevute, nè una di più, nè una di meno. Quindi se ci sono 4 carte di cuori sul tavolo, solo avendone altre due personali dello stesso seme sarà possibile raggiungere il colore.
 

Omaha vs Hold’em – L’ordine delle scommesse

In entrambe le varianti, sia Omaha che Hold’em, e possibile giocare con qualsiasi ordine di scommessa: no-limit, pot-limit (come nel PL Omaha Hi), o fixed-limit. Nonostante ciò, per ognuna di queste modalità, esiste una struttura classica e comunemente usata. In caso di Texas Hold’em la struttura maggiormente usata è il no-limit, mentre per l’Omaha è per lo più preferita quella del pot-limit.

Molti giocatori sono attratti dall’approccio no-limit a causa di un fattore esclusivamente emozionale. In passato il poker era comunemente giocato con un formato fixed-limit. Ma nel tempo la consaspevolezza che tutte le chip possono entrare in gioco in ogni momento ha attratto folle sempre maggiori di giocatori verso il Texas Hold’em, variante comunemente giocata in un formato no-limit.

Possiamo sostenere con una certa sicurezza che una delle ragioni principali per cui l’Hold’Em è attualmente più popolare dell’Omaha sia dovuto proprio alla sua struttura di scommessa; molti infatti preferiscono il formato no-limit di questo. Rimane naturalmente possibile giocare ad Omaha no-limit online, ma l’offerta di gioco, come la sua richiesta sono senza dubbio molto limitate.
 

Omaha vs Hold’em – Struttura delle mani

Per quanto il Texas Hold’em abbia la struttura di scommessa dalla sua parte, molti apprezzano la maggiore facilità nell’Omaha di ottenere mani rilevanti. Non serve un approccio matematico troppo profondo per capire che avendo a disposizione 4 carte invece che 2, le possibilità di ottenere mani importanti sono maggiori.

Da questo nasce il principale motore dell’azione in una partita di Omaha: i giocatori infatti, di fronte ad una buona mano, sono naturalmente spinti a rimanere in gioco ed a proseguire la partita, ancora di più se provengono dai tavoli di Texas Hold’em dove la presenza di mani rilevanti è più rara. C’è da aggiungere che un approccio di questo tipo nasce per lo più dalla mancanza di esperienza nel gioco, è facile presumere infatti che in caso di giocatori professionisti al tavolo, l’azione rimanga per lo più la stessa in comparazione con una tavolo di Hold’em visto che una combinazione rilevante è più facile da ottenere anche dagli avversari.

Per esempio, AA è di sicuro una mano fortissima in fase di preflop nel Texas Hold’em, e di sicuro non è da meno nell’Omaha. Ma in quest’ultimo le altre due carte personali hanno un impatto fondamentale durante lo sviluppo del gioco, tanto da rendere una combinazione come AAxx nell’Omaha, neanche lontanamente rilevante quanto un AA nell’Hold’em.

Un errore molto comune, tipico dei giocatori di Omaha alle prime armi, è quello di sopravvalutare un AAxx. L’esempio è talmente noto che fa da caso di scuola, ribadendo implicitamente che qualsiasi giocatore professionista alla vista di AA accompagnato da due carte scompagnate, dovrebbe sempre muoversi con una certa dose di cautela.
 

Omaha vs Hold’em – La complessità

C’è un argomento aperto su quale sia tra le due varianti quella più complessa in termini di gioco. Da una parte abbiamo l’Omaha con le sue quattro carte, dall’altra i giocatori di Texas Hold’em che possono utilizzare uno spettro molto maggiore di scommesse. Non c’è dubbio sul fatto che il No-limit Omaha sia più intricato che un No-limit Hold’em, rimane aperta la questione se la stessa differenza in termini di complessità possa trovarsi anche nel confronto diretto tra le due varianti classiche: l’Omaha Pot-limit contro il Texas Holdem No-limit.

Considerato che la gran parte dei giocatori non fanno un uso completo delle possibilità di scommessa che l’approccio no-limit mette a disposizione, l’Omaha rimane per un giocatore alle prime armi decisamente più complesso da giocare. Infatti é di sicuro più intuitivo vedere come possono combinarsi le due carte personali con quelle del flop dell’Holdem, rispetto alle quattro dell’Omaha.

Omaha poker - Strategia

Qui ci si può facilmente ritrovare a costruire strategie di gioco senza fine tentando di capire che carte hanno i nostri avversari, visto che il range delle possibilità si basa su quattro, e non due carte. Per un giocatore alle prime armi questo può apparire perfino appassionante, ma la verità è che anticipare una mano durante un giro di Omaha rimane dannatamente complesso proprio per via della sua struttura di gioco. Lo stesso avviene di sicuro anche nel Texas Holdem, ma con maggiori possibilità per il giocatore più preparato.

La complessità nel costruire una mano è un’altra delle ragioni per cui l’Hold’em rimane la variante di poker più popolare e giocata al mando. Come si usa dire: il poker è semplice da imparare, ma richiede una vita intera per essere dominato. Imparare le regole e l’ordine delle mani nell’Hold’em è tutto sommato semplice e alla portata di tutti, di sicuro è più complesso in caso di Omaha.  Questo aspetto può essere positivo o negativo a seconda della natura del giocatore, c’è infatti chi apprezza questa maggiore complessità, mentre per altri può rappresentare semplicemente un ostacolo ad una piena godibilità del gioco.
 

Omaha vs Hold’em – Standard di Gioco

Gli standard di gioco nel No-limit Hold’em sono cresciuti esponenzialemente negli ultimi 10 anni, rimane naturalmente ancora possibile vincere, ma occorre molta dedizione e disciplina. Per quanto non sia di certo una passeggiata vincere nell’Omaha Pot-limit, questo comunque rimane più alla portata. In sostanza la media dei giocatori di Omaha è qualitativamente più bassa rispetto quella del Texas Hold’em, e questo rende la competizione più bassa qualora ci si ponga come scopo quello di vincere.

Questo dipende dal fatto che l’Hold’em è attualmente di gran lunga più popolare dell’Omaha. Ci sono quindi molte più scuole di gioco, o in generale fonti di apprendimenti dedicate al Texas Hold’em rispetto a quelle per l’Omaha. E questo stà ad indicare un ambiente di gioco più competitivo, dove ogni giocatore deve dare il massimo per ottenere qualche risultato, o addirittura sopravvivere.

Se ci sediamo ad un tavolo di poker con come unico scopo quello di fare un pò di soldi, l’Omaha potrebbe essere la scelta migliore. D’altro canto bisogna fare i conti con il fatto che ci sarà molto meno offerta di gioco. Ad esempio entrando in un qualsiasi casinò terrestre non è mai certo che si possa trovare qualche tavolo di Omaha, mentre è quasi matematica la possibilità di trovare un ampia offerta di tavoli di Texas Hold’em.

In ogni caso è sempre bene avere la possibilità di giocare a più di una variante di poker, anche nel caso ci si specializzi in una in particolare.
 

Quindi, cosa scegliere infine?

Non c’è una risposta a questa domanda, entrambe sono delle eccellenti varianti di gioco, ed è possibile ottenere ottimi risultati in entrambe. Hold’em è di certo la più popolare, e di sicuro la più semplice da giocare e imparare. Omaha senza dubbio quella più complessa, con un potenziale di guadagno importante in caso ci si dedichi con passione, capacità e naturalmente si ottengano dei risultati.

Impararle entrambe potrebbe essere l’approccio migliore, visto che alcuni dei principi di gioco dell’una possono essere messi a frutto anche nell’altra rappresentando un effettivo valore aggiunto nel gioco, a prescindere dalla differenza tra Omaha e Texas Hold'em.

Che vogliate mettervi alla prova nel Texas Hold'em oppure nell'Omaha, 888 vi offre una moltitudine di possibilità per soddisfare la vostra voglia di poker giocando comodamente da casa. 
 

PUNTI CHIAVE:

  • Il Texas Hold'em e l'Omaha hanno diversi punti di contatto fra di loro, a cominciare dalla grande popolarità tra gli appassionati e la tipologia dei giri di scommesse.
  • La prima vera differenza che salta all'occhio, tuttavia, risiede nel numero di carte che ogni giocatore riceve all'inizio della mano: due nel Texas Hold'em e quattro nell'Omaha. In quest'ultima variante ci saranno quindi maggiori possibilità di ottenere mani di un certo valore.
  • Altra differenza tra le due specialità consiste nel numero di hole cards richiesto per formare una mano vincente: mentre nell'Hold'em si può scegliere liberamente di usarne una, due o addirittura nessuna, nell'Omaha bisognerà utilizzarne sempre e solo due.
  • Per via della minor complessità delle sue regole, il Texas Hold'em è ancora più diffuso rispetto all'Omaha. Questo, a sua volta, implica che il livello di abilità generale degli avversari sia però particolarmente elevato, richiedendo un particolare impegno per provare ad emergere.

In ultima analisi è possibile trovare dei principi applicabili a entrambe le varianti, il che offre la possibilità di cimentarsi con un certo successo sia nel Texas Hold'em sia nell'Omaha. 

FAQ

Quali sono le principali differenze tra Omaha e Texas Hold'em?

Sono tra le due varianti più popolari nel panorama del poker mondiale: nonostante i diversi punti di contatto che li accomunano, non mancano importanti differenze dal punto di vista regolamentare e strategico. Le prime diversità che saltano all'occhio riguardano il numero di carte che vengono distribuite all'inizio a ogni giocatore (due nell'Hold'em e quattro nell'Omaha) e il numero di carte personali utilizzabili per cercare di formare una mano vincente.

Quale delle due specialità è più facile da imparare?

Le differenze esistenti tra le due varianti rendono il Texas Hold'em più accessibile ai principianti del gioco, per via di una maggior semplicità delle regole, che non a caso hanno contribuito a una maggior diffusione della versione texana rispetto all'Omaha. Questo, tuttavia, fa sì che il livello medio degli avversari nell'Hold'em sia più alto: saranno perciò richiesti maggior impegno e capacità per distinguersi dalla massa ed emergere.

Quali sono le regole inerenti alle scommesse nell'Omaha e nel Texas Hold'em?

In entrambi i casi sarà possibile reperire incontri che prevedano le scommesse no-limit, pot-limit e fixed-limit. La diffusione di questa tipologia di partite, però, non è distribuita equamente: gli eventi Hold'em, infatti, presentano in genere una struttura no-limit, al contrario del pot-limit che normalmente caratterizzano gli incontri di Omaha.  

December 31, 2017

Di Chad Holloway

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Chad Holloway ha vinto il braccialetto alle WSOP 2013. In precedenza aveva lavorato per PokerNews come managing editor e live reporter.

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Si dice che la maggioranza dei giocatori di poker odi la matematica. Ce ne sono addirittura alcuni tra i vincenti, che si dicono giocatori di puro istinto, e che dichiarano di non usare mai la matematica per vincere al gioco Quindi, ammessa pure la possibilità di essere un giocatore di successo senza usare la matematica, ha senso proseguire l’analisi su quest’argomento, o vogliamo concederci una bella giornata senza numeri? Meglio approfondire l’argomento..

I migliori giocatori usano la matematica

Sappiamo con certezza che esistono giocatori dall’istinto formidabile, che non hanno bisogno della matematica per vincere al gioco. Nonostante ciò, nella realtà, ogni giocatore importante usa regolarmente la matematica per calibrare e prendere le proprie decisioni di gioco. E non stiamo parlando di teorie matematiche troppo complesse, infatti la matematica nel poker è per lo più abbastanza semplice, e può aiutare a confermare decisioni precedentemente prese grazie all’istinto.

Perfino i campioni dell’istinto possono imparare sulla loro pelle che una decisione sbagliata può costare una mano, la partita e quasi sempre un pò di soldi. In tutti questi casi l’unico modo per sapere se una decisione di gioco è davvero quella giusta (ma non necessariamente quella vincente) è attraverso una conferma di natura matematica.

Quindi, per tirare le somme, mentre la matematica non è un requisito fondamentale in molti giochi, al contrario nel poker un approccio più scientifico produce semplicemente giocatori più forti. E se parliamo di gioco online, un approccio matematico al gioco è fondamentale se si vuole arrivare ad avere accesso ai livelli più alti di gioco.

Come esattamente la matematica può aiutare nel gioco?

Bisogna ammettere che in un gioco dove emergono calcoli di probabilità in ogni momento, la matematica può sempre aiutare. Andiamo a vedere ora nel dettaglio come questa può rispondere a due questioni specifiche:

1. Pot-Odds

Domanda – Siamo alla fase del river di un heads-up e ci sono 10€ nel piatto. Il nostro avversario rilancia di 5€. Quante probabilità di vincere dobbiamo avere per fare la call?

In situazioni come queste il nostro istinto può facilmente portarci all’errore. Intuitivamente si potrebbe dire che occorre avere più del 50% delle possibilità di vincere per fare la chiamata, mentre in realtà non c’è alcuna necessità di essere nemmeno i favoriti perchè la call sia corretta.

Consideriamola in questo modo:

C’è un 1.000.000€ nel piatto. Abbiamo una mano che in linea di massima può essere vincente il 20% delle volte. L’avversario scommette 1€. Call o Fold? 

A questo punto l’istinto suggerisce di chiamare la mano senza alcun dubbio. Non importa se abbiamo uno stretto margine di vittoria; il rischio è limitato a 1€ di fronte al 20% delle possibilità di vincere una cifra importante. Si tratta di una mano abbastanza semplice, anche se in effetti l’80% delle volte andrà ad arricchire le casse del nostro avversario.

Nonostante lo scenario descritto in precedenza sia meno estremo e maggiormente vicino alla realtà, i principi applicati rimangono sempre gli stessi. Non c’è alcun bisogno di vincere il piatto più del 50% delle volte per rendere una giocata plausibile. Quindi per tirare le somme, come dobbiamo calcolare se conviene o no proseguire la partita?

Per effettuare questo calcolo possiamo applicare la formula che segue:

Rapporto tra investimento e valore del piatto = Probabilità di vincita

Sembra un paradosso, ma succede alle volte che la matematica nel poker si complichi se ad applicarla ci sono persone troppo preparate. Alle volte serve mantenere semplice l’approccio per avere i migliori risultati. Quindi, quanto dobbiamo investire rispetto al piatto totale per la nostra call?

Se andiamo in call stiamo investendo 5€, su un piatto totale di 20€ (ricorda che per piatto totale si intendono le scommesse di entrambi i giocatori e la nostra chiamata potenziale). Questo equivale al 25% del piatto totale (5/20). Questo significo che dobbiamo avere la mano migliore almeno il 25% delle volte, o più per fare di questa una mano “matematicamente” giocabile.

Ratio vs Percentuale

I giocatori più tradizionali preferiscono alle volte risolvere la questione del piatto-probabilità (Pot-Odds) considerandolo come un rapporto tra valori (ratio). Questo approccio ripropone in sostanza il modo in cui vengono descritte le probabilità di una scommessa sportiva. Nell’esempio qui in alto possiamo dire che il rapporto è di 3:1 (tre a uno), vediamo nel dettaglio perchè:

Stiamo investendo 5€ per vincerne 15€, questo vuol dire che le nostre possibilità sono 15:5, che equivale semplificato a 3:1. Molti dei giocatori più tradizionali vi descriveranno il rapporto piatto-probabilità in questo modo, nonostante rimanga più semplice considerare questo rapporto in forma percentuale*. Il giocatore di poker ideale dovrebbe avere dimestichezza con entrambi gli approcci, anche se solo per una mera questione formale, o di comunicazione tra giocatori.

(*N.B. Non esiste un vantaggio effettivo nell’uso della ratio, o delle percentuali. La ragione per la quale abbiamo descritto l’approccio pot-odds come strumento più semplice per calcolare in percentuale dipende dal fatto che in molte occasioni ci ritroveremo a comparare il nostro pot-odds con il nostro pot-equity per stabilire se abbiamo una mano potenzialmente redditizia. Pot-equity è quasi sempre definito come una percentuale, ed è più semplice confrontare due valori percentuali rispetto a farlo tra uno di questi ed un numero.)

2. Bluffare con successo

Domanda 2 – Ci sono 100€ nel piatto e siamo al river. Decidiamo di fare un bluff del valore di 50€. Quante probabilità di riuscita dobbiamo avere per rendere la mossa plausibile?

Di nuovo la nostra intuizione potrebbe suggerire che occorre che ci siano più del 50% delle possibilità di riuscita per rendere la mossa sensata. In caso contrario significherebbe che il nostro bluff non potrebbe andare a buon fine la maggior parte delle volte e quindi che non sia la mossa migliore da fare. Ma anche qui ancora una volta il nostro istinto potrebbe non rappresentare l’approccio più corretto. Vediamo perchè.

Prendiamo un esempio simile al precedente: abbiamo 1 milione di € nel piatto, e sappiamo che un bluff del valore di 50€ ha il 40% delle possibilità di riuscita. Bluffiamo? Assolutamente sì – il nostro bluff potrebbe anche non funzionare sempre, ma è anche vero che di fronte ad un investimento limitato a 50€, e alla possibilità di vincere un piatto da 1 milione vale comunque la pena correre il rischio. Vediamo ora qual’è la formula per calcolare esattamente con quale probabilità il nostre bluff deve funzionare per farne una mossa di gioco corretta.

Rapporto tra investimento e valore del piatto = Probabilità che il bluff funzioni

Già vista da qualche parte? Esatto, è la stessa identica formula vista in precedenza, solo con qualche piccolo aggiustamento.

Ma tornando al punto precedente, immaginiamo uno scenario meno estremo: dobbiamo decidere se investire 50€, per un piatto totale di 150€ successivo alla nostra scommessa.
50/150 = 33.33%

Quindi ipotizzando che il nostro bluff al river funzioni almeno il 30% delle volte possiamo serenamente dire che vale la pena andare avanti, anche se non abbiamo la maggioranza delle possibilità di riuscita.

E questo è solo l’inizio!

Bisogna ammettere per onestà di pensiero che le situazioni in cui si applica la matematica non sono sempre così intuitive, e che alle volte la faccenda si fa di sicuro più complessa. Di fatto esistono molte situazioni in cui la matematica può essere applicata nel poker per raggiungere una maggiore consapevolezza del valore delle proprie scommesse, per costruire un range ottimale di azione o misurare e impiegare saggiamente gli stack nelle varie fasi di gioco. Considerata la vastita delle situazioni, la matematica può farsi davvero complessa tanto che perfino il migliore dei giocatori potrebbe non afferrarne il senso per intero.

Comunque, messo da parte per il momento un approccio più profondo, vale la pena concentrarsi sulle basi matematiche. Queste possono darci maggiore consapevolezza del gioco, e naturalmente sicurezza nelle decisioni da prendere.

Quindi, per quanto solo pochi di noi possono ammettere serenamente di amare la matematica, se vogliamo davvero entrare nel mondo del poker dobbiamo sfruttare le varie possibilità che questa ci offre, se non altro per distruggere i nostri avversari al tavolo!

January 1, 2017

Di Chad Holloway

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Chad Holloway ha vinto il braccialetto alle WSOP 2013. In precedenza aveva lavorato per PokerNews come managing editor e live reporter.

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Una cosa è certa, nel corso delle nostre vite ne abbiamo viste e sentite di ogni tipo intorno al mondo del poker. L’onda d’urto di questo gioco è, ed è stata così grande che non mancano riferimenti al poker nel mondo comune; ovvero tutto quel mondo composto da persone che del poker conoscono a stento il nome. Probabilmente è successo anche a voi di sentire qualcuno utilizzare la parola bluff, o lanciarsi in un: “indosserò la mia migliore poker face”.

E può succedere che chi utilizzi queste espressioni non abbia idea di come funzioni, o quello che sia uno dei più popolari giochi di tutti i tempi: il poker.

Molti, comunque, non hanno che una conoscenza superficiale di questo gioco. E forse questo è anche il tuo approccio, e sei qui appunto per capirne di più.

Quindi, il poker è davvero un gioco piacevole come lo si descrive? Andiamo a vedere come funziona e cosa serve per giocare a poker.
 

Varianti di Poker

Ci sono diverse versioni, o più propriamente “varianti” di poker. Storicamente quelle più popolari sono state quelle dei “draw games” e degli “stud games”.

Se ti è mai capitato di vedere una mano di poker in un film prima del 2000, questa sarà stata di sicuro giocata in uno di questi due formati di giochi.

Tuttavia un fenomeno tutto nuovo ha preso piede negli ultimi tempi, e il gioco in questione è il “No Limit Hold’em”. Oggi la maggior parte dei giochi relativi al mondo del poker messi in mostra dal mondo dei media fanno parte della famiglia del Texas Hold’em.

Naturalmente ogni genere di gioco presenta delle differenze più o meno profonde, anche se viene condiviso un denominatore comune, ovvero lo scopo finale che è quello di prendere tutte le chip degli avversari.
 

Lo Scopo

La prima cosa che occorre inquadrare quando ci si avvicina ad un nuovo gioco è quella di comprendere per intero quello che è il suo scopo. Forse avete già intuito che i giocatori di poker iniziano tutti con la stessa quantità di chip (o gettoni, che rappresentano in partita denaro vero e proprio per i tavoli cash, oppure lo stack con il quale il giocatore partecipa ad un torneo), e con queste scommettono e partecipano alla partita che si sviluppa sulla base della qualità o dell’uso delle carte in mano ad ogni giocatore.

L’idea di fondo è quella di vincere il maggiore numero di chip possibile dagli altri avversari, e questo avviene attraverso due principali metodologie di gioco: il poker a torneo, o i tavoli cash.

Nei “tavoli cash” i giocatori possono semplicemente sedersi ad un tavolo ed iniziare a giocare, e naturalmente lasciare il tavolo in ogni momento. Nel caso un giocatore finisca le sue chip (che di norma rappresentano il loro valore nominale in denaro reale) può sempre effettuare un “rebuy” e acquistare nuove chip per tornare in gioco. Alla fine della partita i giocatori possono convertire le chip in loro possesso in denaro reale.

Un torneo, al contrario, vincola i giocatori a partecipare al gioco finchè questi non terminano le chip, e continua fino a quando non rimane un solo giocatore, appunto il vincitore. Una volta terminate le chip il giocatore non può effettuare un rebuy, e semplicemente uscirà fuori dal gioco. I premi sono di norma assegnati a seconda della posizione raggiunta nella classifica di gioco dai giocatori. 
 

Strategia - Guida poker online e live

Ci sono alcune strategie che presentano elementi comuni nella gran parte delle diverse varianti di poker. Nella maggioranza dei casi ci sono due modi che possono portare alla vittoria.

Il primo è quello di avere delle carte molto forti e di giocare una buona mano fino ad arrivare allo showdown dove i punti di tutti i giocatori rimasti in gioco vengono esposti. Una volta certi di avere un punto molto alto possiamo iniziare a fare scommesse nella speranza che i nostri avversari seguano il nostro esempio, che chiamino il nostro rilancio e che infine abbiano in mano un punto inferiore al nostro. Una volta aperte le carte, se la nostra combinazione è la più alta, allora vinceremo anche tutte le chip che sono presenti nel piatto.

Esiste anche un secondo modo per vincere, ed è quello che rende il poker così eccitante. Si può vincere infatti anche non avendo una mano forte, alle volte perfino non avendo in mano alcun punto e in questo caso si dice che stiamo bluffando. Questo avviene tutte le volte che un giocatore si comporta e scommette come se avesse in mano una combinazione forte con lo scopo di eliminare gli avversari al tavolo (che non hanno alcun obbligo di proseguire la partita) e vincere il piatto, pur non avendo nulla in mano.

Ogni giocatore ha l’opzione di abbandonare la partita ad ogni turno, rinunciando al piatto e facendo “fold”. Dal momento che un giocatore esce non perderà più alcuna chip, sacrificando naturalmente quanto messo nel piatto fino a quel momento.

Ogni volta che un giocatore effettua una scommessa questa viene messa al centro del tavolo, e tutte le chip raccolte durante il gioco vengono chiamate “pot/piatto”. Se tutti gli avversari foldano, noi non avremo bisogno di mostarre la nostra mano e il piatto sarà nostro.
 

La psicologia

Una delle ragioni per la quale il poker è così amato è di sicuro rappresentata dal fattore psicologico. Tentare di cogliere le esitazioni dei nostri avversari, comprenderne la metodologia di gioco o se stanno bluffando o meno è di sicuro una delle caratteristiche più eccitanti di questo gioco. D’altra parte rimane una delle soddisfazioni più grandi quella di portare a casa un piatto dopo aver effettuato un bluff , portando al fold i nostri avversari pur non avendo alcun punto in mano.

Dati questi aspetti spesso si dice che il poker non sia solamente un gioco di carte, ma un gioco dove si affrontano le abilità delle persone. Di sicuro per giocare servono le carte, ma durante l’intero svolgimento del gioco l’attività che emerge è data da come queste vengono giocate, e dalle decisioni prese via via che la partita si sviluppa.

Abbiamo di fronte giocatori che ci crederanno ben serviti se facciamo una scommesa importante, o no?

I nostri avversari sono tra quelli che amano il rischio, o al contrario preferiscono giocare solo se ben serviti?

Quanto è probabile che chi ci siede di fronte si lanci in un bluff?

Ci sono di sicuro giocatori che mostrano segnali durante la partita che indicano il tipo di strategia che stanno attuando. Magari sono nervosi, o si agitano; o al contrario mantengono il massimo controllo. Forse lanciano con decisione le loro chip nel piatto, oppure lo fanno con calma e lentezza. Tutti questi aspetti possono aiutarci, se colti e ben letti, ad avere una visione più chiara dei tipi di giocatori che ci siedono di fronte, e nel migliore dei casi delle carte che tengono in mano.
 

Perchè giocare a poker?

Molti pensano erroneamente che il poker sia un gioco basato sulla fortuna, simile ad altri giochi come il blackjack, o la roulette. Il tempo ha dato ragione, visto il riconoscimento a livello mondiale, a tutti coloro che hanno indicato il poker come uno skill game; quindi un gioco dove emergono preponderanti la capacità e l’abilità del giocatore.

Non c’è dubbio sul fatto che la fortuna abbia la sua parte in un gioco dove vengono distribuite delle carte, ma è altrettanto vero che il modo in cui queste vengono giocate e la capacità di leggere gioco e avversari ha un ruolo determinante sullo sviluppo del gioco e quindi anche sull’esito della partita.

Il poker è di sicuro uno dei pochissimi giochi in cui i giocatori sfidano le rispettive capacità intellettuali ed è un dato assodato che portato ad un certo livello insegni le seguenti discipline:

  • Statistica e probabilità
  • Teoria di gioco
  • Psicologia

C’è da aggiungere che il poker insegna anche importanti capacità di disciplina, organizzazione e lucidità di pensiero. In altre parole, imparare a giocare a poker può insegnarci molto anche su come gestire altri aspetti della vita. D’altra parte è bene ricordare che il gioco può anche portare con sè un effettivo beneficio finanziario, visto che essendo così preminente l’aspetto dell’abilità, il poker nel tempo è diventato un lavoro a tempo pieno per molti giocatori.

Senza dimenticare naturalmente l’aspetto più importante: non serve diventare un poker pro per poter apprezzare di questo splendido gioco divertimento ed emozioni da condividere con i propri amici.

In bocca al lupo quindi, e ci vediamo ai tavoli!
 

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December 31, 2017

Di Chad Holloway

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Chad Holloway ha vinto il braccialetto alle WSOP 2013. In precedenza aveva lavorato per PokerNews come managing editor e live reporter.

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Mettiamo da parte come prima cosa un approccio squisitamente legato alle regole. L’utilizzo di software automatizzati per giocare a poker (comunemente detti bot) è contrario alle regole di 888poker, e probabilmente anche a quelle di qualsiasi altro sito di poker online sulla faccia di questo pianeta.

Bene! Quindi detto ciò possiamo smettere di leggere questo articolo e tornare a giocare? Sfortunatamente no. Meglio avere sui bot maggiori informazioni, se non una conoscenza profonda; infatti nonostante siano illegali, rimangono ampiamente in uso in moltissimi casi di gioco online, e sarebbe assurdo non tenere gli occhi aperti o conoscerne i segreti che ne possono portare alla scoperta.
 

I Bots Sono Deboli

In molti casi i bot sono deboli e prevedibili, ma ciò non toglie che ne esistano di temibili; sviluppati talmente bene e in modo così accurato da essere una spina nel fianco per qualsiasi giocatore, preparato o meno che sia. Casi di bot scoperti e messi alla luce sono una costante nelle cronache di settore, soprattutto dopo che con il loro ausilio sono stati vinti diversi milioni di $ spesso ai tavoli dai limiti medi. Quindi non vanno sottovalutati, anzi meglio prenderli con molta serietà visto che un software di gioco costruito da programmatori capaci può rappresentare un serissimo problema tanto per la poker room, che per i suoi giocatori.

In ogni caso prima di entrare nel panico, chiudere tutto e decidere di non giocare mai più a poker online, ci sono un paio di cose importanti da sottolineare e capire:

  1. Bot in grado di giocare nei mid o high limit sono estremamente pochi, comparati a tutti i bot in giro.
  2. In caso un bot sia colto in fragranza durante una partita, la poker room ha sempre il massimo interesse a ristabilire l’ordine e correggere l’esito del gioco.
  3. Qualsiasi sito di poker degno di questo nome avrà a disposizione un team interamente dedicato alla sicurezza di gioco, con lo scopo di individuare e chiudere i conti di gioco dove si sospetta vi sia un bot a giocare. 

Nonostante sia risaputo che la gran parte dei bot sono deboli al gioco, questo non vuol dire che non vi siano giocatori con abilità ancora più scarse. Quindi ammesso pure che sia possibile battere un bot al nostro tavolo, ciò non toglie che le nostre vincite potrebbero essere maggiori se al suo posto, vi sia seduto un giocatore ancora più debole. 
 

Come Riconoscere un Bot

Rimane quanto mai probabile perdere contro un cattivo bot, prima ancora che ci si renda conto della sua natura. E questo succede soprattutto perchè le modalità di gioco di un bot possono spiazzare un giocatore reale essendo lontane dai canoni generali. Potrebbero infatti fare uso di una scommessa pot-sized, o un check-raise durante il flop in modo molto aggressivo. In ogni caso non appena identificato un avversario come bot, lo sviluppo del gioco può cambiare drasticamente, perfino rovesciando le sorti della partita uomo contro macchina, e naturalmente non a favore di quest’ultima.

Quindi, come si può individuare la presenza di un bot al tavolo? Ecco alcuni punti che dovrebbero far alzare le antenne a qualsiasi giocatori che le rilevi ad un tavolo:

  • L’uso ripetuto di scommesse della stessa entità (caratteristica che si può riscontrare anche in giocatori reali)
  • L’uso ripetuto di alcune modalità di gioco (specialmente inconsuete)
  • Approccio molto aggressivo che si ripete in determinate situazioni 
  • Stesso tempo impiegato per qualsiasi decisione di gioco
  • Nessuna risposta in chat
  • Sit out sempre con la stessa tempistica 
  • Immediata partecipazione ad un nuovo tavolo non appena ci sono seduti un determinato numero di giocatori 

Non sempre le caratteristiche elencate qui sopra sono facilmente identificabili. Ma tenendo in considerazione il fatto che un bot spesso opera come parte di un sistema (bot-ring) che coinvolge più di un conto di gioco, alle volte la sua presenza ad un tavolo può diventare molto evidente. La presenza al tavolo di più giocatori che utilizzano esattamente lo stesso modello di gioco, che lo fanno con la stessa tempistica e non rispondono mai in chat si mette in evidenza da sè, ancora di più se si nota che questi hanno statistiche di gioco molto simili, e lontane dalla media generale.

Ad esempio: la media dei giocatori ai limiti più bassi rilancia nel flop intorno al 6% delle volte. Ora immagina di confrontarti al tavolo con 3 giocatori che presentano delle stats identiche, e che rilanciano al flop il 25% delle volte. Coincidenza? Mmh, difficile sostenerlo, molto più probabile che di fronte a noi sieda un bot-ring.

Altro aspetto da tenere in considerazione, e che rappresenta l’ennesima rottura delle regole di gioco, è che come bot-ring questi giocatori fittizzi potrebbero giocare come team e collaborare tra loro scambiandosi informazioni preziose come per esempio le carte personali, avendo in questo modo il gioco quasi completamente sotto controllo.
 

Battere un Bot

La programmazione di un bot valido non è operazione da poco. Questo significa che gli artefici di un software di questo tipo devono investire migliaia, se non decine di migliaia di ore lavorative per produrre un bot che non presenti limiti o falle di sistema. Ed è proprio questo il nostro compito, quello di individuare quali che siano i difetti di questi software e combatterli, per garantire a tutti i nostri giocatori un gioco piacevole e in piena sicurezza.

Molti dei bot in uso nei tavoli di oggi sono quelli definiti “profile bots”. In sostanza si tratta di sistemi in grado di rilevare quello che gli altri giocatori fanno, ed a reagire di conseguenza, utilizzando una sorta di HUD. Diciamo per esempio che un giocatore folda ripetutamente di fronte ad una 3bet, in questo caso il bot inizia a 3bettare continuamente. Se si riesce a stabilire quello che il bot pensa di un giocatore, questo può iniziare a comportarsi portando il gioco ad un livello più alto. Se il bot 3betta con qualsiasi carta, allora sarà arrivato il momento di bluffare e di portarsi ad un 4bet.

La gran parte dei bot non sono in grado di misurare il valore effettivo delle scommesse effettuate, e questo è di certo un punto che può essere usato a proprio vantaggio. In molti casi quindi la programmazione di un bot prevede un un codice aperto di scommesse, come: call-vs-3bet ranges, 4bet-ranges etc. Ma non prevede necessariamente un codice per considerare le varie entità di scommessa che potrebbero presentarsi. Può accadere che il bot apra con 3bb e successivamente foldi un entità simile in caso si passi da 3bet, a 5bb. E una mossa del genere rimane facilmente sfruttabile. Si potrebbe ad esempio 3bettare ogni 2 carte per 5bb, e poi 3bettare con decisione se in possesso di una mano rilevante. In questo modo il bot non riceverà dal nostro gioco alcun indizio.  Quando poi il bot inizierà a 4bettare dopo aver realizzato che stiamo 3bettando in modo leggero, si può iniziare a 4bettare al minimo e rimanere ad osservare il bot che folda ad ogni giro.

Con questo non si vuole sostenere che tutti i bot sono raggirabili allo stesso modo, o che il metodo esposto qui sopra funzioni in ogni caso, ma che c’è un principio sempre valido: se si riesce a cogliere come il bot “pensa” e che tipo di strategia stà applicando al gioco allora si può tentare di raggirare il sistema e di usarlo a proprio vantaggio. Inoltre, se si riesce a sfondare le difese di un bot, è molto probabile che si possa anche ottenere vincite mai raggiunte prima.
 

I Bot Sono Sempre Cattivi?

Concludiamo questa riflessione sui bot con un interessante questione morale: i bot sono veramente cattivi? Cosa ne pensate? Attualmente l’unico motivo per il quale i bot vengono considerati cattivi è perchè il loro utilizzo rimane contrario alle regole delle poker room. Mettiamo per esempio che un sito di poker ne dichiari accettato l’uso, a questo punto non ci sarebbe più nulla di male nel loro utilizzo.

I giocatori saprebbero che esiste sempre una possibilità che seduto al loro tavolo ci sia un bot, e non vi sarebbe alcun disappunto a scovarne uno in funzione. Inoltre la poker room in questione genererebbe anche molto rake aggiunto visto che i bot sono eccellenti nel produrre in modo stabile grandi volumi di gioco.

In assoluto la decisione se accettarne l’uso, o no rimane nelle mani delle poker room. In linea di massima si può intuire che il divieto ha come scopo quello di non penalizzare i giocatori ricreazionali; ovvero tutti quelli che cercano nel poker un divertente passatempo e non un modo per guadagnare soldi. Inoltre c’è da aggiungere che probabilmente molti giocatori, a prescindere dal loro livello, potrebbero non apprezzare il fatto di confrontarsi al tavolo con un software, capace di calcoli veloci e soprattutto incapace di emozionarsi e andare in tilt.

December 31, 2017

Di Chad Holloway

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Chad Holloway ha vinto il braccialetto alle WSOP 2013. In precedenza aveva lavorato per PokerNews come managing editor e live reporter.

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