Bluffare o Bleffare: il poker, come si dice spesso, non è un gioco di carte ma un gioco “di persone”. E se capire la psicologia dell’avversario è fondamentale per anticiparne mosse e intenzioni, allo stesso modo è importante essere in grado di confondere chi abbiamo di fronte, lasciandolo a interrogarsi su quale sia effettivamente la forza della nostra mano. 

Dunque, nel poker la capacità di bluffare può fare la differenza tra un giocatore vincente e uno no. 

Abbiamo già pubblicato un contenuto su come bluffare a poker: a proposito, ma in italiano si dice bluffare o bleffare? Beh, il nostro articolo risponderà a questa e ad altre domande:

  • Bluffare o bleffare: qual è la forma corretta.

  • Origine della parola bluff.

  • Cos'è un bluff nel poker?

  • Quando ha senso bluffare?

Bluffare o bleffare: qual è la forma corretta

La risposta alla domanda sulla forma corretta ce la danno le massime autorità della lingua italiana, l’Accademia della Crusca e l’Enciclopedia Treccani. La forma corretta è bluffare, con trasformazione in verbo del forestierismo bluff, proveniente dall’inglese. 

Ma nel gergo pokeristico e nella lingua moderna viene comunemente accettato anche il verbo bleffare, che deriva dalla pronuncia italiana della parola bluff, con adattamento di quella inglese a suoni più riconoscibili. Dunque, entrambe le forme sono valide nella lingua di Dante, anche se in un mondo ormai sempre più interconnesso è assai maggiore la frequenza dell’utilizzo della forma che riprende il termine inglese.

Origine della parola bluff

E a questo punto per il glossario del poker, dobbiamo concentrarsi proprio sull’origine del termine e il suo successivo utilizzo nel poker. Il termine bluff, che in inglese vale sia come sostantivo (il bluff in sè) che come verbo (to bluff, bluffare). 

Il Cambridge Dictionary dà del verbo bluffare la seguente definizione: “ingannare qualcuno, o facendogli pensare che si farà qualcosa che non si ha intenzione di fare, o di avere una conoscenza che in realtà non si possiede, oppure di essere qualcun altro”. 

L’origine del verbo in inglese a sua volta deriva dall’olandese medievale, in cui il verbo “bluffen” significava semplicemente “vantarsi di qualcosa”. Insomma, un bluff si può definire come un’azione volta a confondere qualcuno riguardo le nostre intenzioni o le nostre capacità in una determinata situazione.

Bluffare o Bleffare

Cos'è un bluff nel poker

Ed è qui che si inserisce il poker, un gioco in cui la percezione che il nostro avversario ha di noi svolge un ruolo fondamentale. Se un giocatore decidesse di giocare una mano sempre e solo quando ha effettivamente delle carte buone oppure ottime, sarebbe un problema. 

Errori tipici da evitare

Conoscendo questa sua tendenza, i giocatori di poker avversari potrebbero semplicemente evitare di affrontarlo senza una mano altrettanto buona, permettendo così al giocatore di vincere dei piatti, ma che non saranno mai abbastanza corposi. Insomma, la classica situazione che affronta la tipologia di giocatore più chiuso, il c.d. nit

Per evitare di diventare totalmente prevedibile ed evitare di entrare di diritto tra i 5 bluff più pazzi del poker un giocatore deve sapere dunque quando entrare in gioco pur non avendo una mano di poker in grado di competere con quella degli avversari. 

E per farlo, deve simulare la sua volontà di mettere a rischio parte del suo stack con la mano attuale, fingendo di avere carte assai migliori di quelle che ha in mano, con l’obiettivo di convincere gli altri a foldare, portando così a casa il piatto. In poche parole, deve bluffare.

Il bluff puro

Di conseguenza, nei giochi di poker un bluff si fa puntando con una mano che si ritiene inferiore alle altre. 

Ma il termine in sè può essere suddiviso in due tipologie, il bluff puro e il semi-bluff, a seconda delle mano che si ha. Il bluff puro è la classica tipologia di bluff, quella fatta con carte di scarso valore e che non hanno alcuna speranza di essere migliorate. In questo caso l’obiettivo è uno solo, spaventare gli altri avversari che hanno preso parte alla mano, portandoli a foldare nonostante abbiano carte migliori. 

Per fare qualche esempio, può essere considerato un bluff puro una puntata con carte non connesse (le mani che in inglese sono definite come “air”, aria, il nulla assoluto), ma anche una mano molto bassa (una coppia) quando il board suggerisce che in giro ci sia molto di meglio.

Il semi-bluff

E poi c’è il semi-bluff, che parte dalla stessa situazione del bluff puro, ovvero una mano pressochè inutile, ma che ci aggiunge un elemento non da poco conto: la possibilità di migliorarla. L’esempio classico del semi-bluff è il progetto (di scala o di colore), che di per sè non vale nulla, ma che può diventare molto forte con il passare delle street. 

A seconda di come si evolve la mano, il semi-bluff può trasformarsi in un bluff puro (se il progetto non si chiude) oppure evolversi in una mano completa e spesso parecchio competitiva.

Differenza tra bluff e slow play

Infine, ci sarebbe una sottocategoria del bluff, quello inverso, che viene definito slow play

In questo caso, il giocatore ha una mano molto forte, ma si comporta come se la sua mano sia molto più debole, con l’obiettivo di tenere gli avversari in gioco e di far puntare loro cifre maggiori di quelle che punterebbero sapendo di sfidare una mano temibile.

Quando ha senso bleffare

Dunque, il bluff è un’arma molto potente per un giocatore di poker, in primis per variare il proprio gioco e per lasciare gli avversari sempre al buio riguardo le proprie intenzioni. Ma quando ha più senso bluffare?

Non c’è una regola ben precisa, ma ci sono alcune situazioni in cui il bluff diventa, è il caso di dirlo, una carta vincente:

  • contro avversari che foldano spesso: se si gioca contro chi folda se non ha mani molto forti, il bluff può diventare una vera e propria miniera d’oro;

  • quando si agisce per ultimi: giocare in quella che si definisce "late" tra le posizioni poker è utilissimo, perchè permette di capire la forza degli avversari e se un bluff è in grado di reggere;

  • quando ci sono pochi avversari in gioco: un conto è convincere un solo giocatore, magari con carte non eccezionali, di avere la mano migliore. Un altro è farlo con più avversari, alcuni dei quali potrebbero avere davvero mani con cui arrivare comunque al momento dello showdown;

  • quando si hanno progetti: il semi-bluff, come detto, ha più forza del bluff, in quanto può anche trasformarsi in una mano con tutti i crismi;

  • quando il board permette di raccontare una storia coerente, come per esempio se le carte comuni suggeriscono la possibilità di avere mani forti come un colore o un full.

Bluffare o Bleffare - domande frequenti

D: In italiano si dice bluffare o bleffare?

R: Si possono utilizzare entrambe le forme, ma quella più corretta è bluffare.

D: Da dove nasce il termine bluff?

R: Dal verbo inglese “to bluff”, che a sua volta deriva dall’olandese medievale “bluffen”, che significa “vantarsi di qualcosa”.

D: Cos’è un bluff nel poker?

R: Al tavolo di poker si bluffa puntando con mani che non si ritiene all’altezza di quelle degli avversari, cercando di far foldare gli altri e ottenere il piatto.

D: Quali sono le tipologie di bluff nel poker?

R: Sono due, il bluff puro (quello fatto con carte di scarso valore che non hanno possibilità di migliorarsi) e il semi-bluff (fatto con progetti che possono migliorarsi con il tempo).

D: Quando ha senso bluffare?

R: Contro avversari che foldano spesso, quando si è in late position, quando si gioca uno contro uno e quando si hanno progetti.


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